Serie D
Teramo, un'altra delusione. Dove ha perso la promozione Pomante? Noi abbiamo un'idea
di Dino Venturoni

TERAMO. Un’emergenza silenziosa che colpisce sempre più famiglie e lascia dietro di sé un peso difficile da raccontare. I dati sui suicidi — ormai tristemente assimilati alla quotidianità, come accade per gli incidenti stradali — evidenziano una realtà allarmante, aggravata dall’uso distorto del telefonino. Ancora più inquietanti sono i numeri dei tentativi, spesso nascosti, e di quelli sventati all’ultimo istante: storie, quelle di Teramo, che scuotono e mettono a nudo fragilità profonde.
Dalla drammatica prontezza di una donna che ha salvato il marito tagliando un filo stretto attorno al suo collo, alla fuga di un giovane uscita di casa dopo aver lasciato un biglietto d’addio, emergono episodi in cui amore e disperazione si intrecciano. In questi casi, l’intervento tempestivo delle ricerche ha evitato il peggio. Eppure, anche quando tutto si conclude senza tragedie, resta un nodo alla gola difficile da sciogliere: un senso di fallimento che segna le famiglie e che non può essere ignorato.
È qui che diventa fondamentale il ruolo dei professionisti: dai reparti di Psichiatria agli esperti di psicologia dello sviluppo, chiamati a offrire supporto soprattutto ai più giovani. Perché una società che mette davvero al centro la famiglia non può limitarsi a intervenire nell’emergenza, ma deve costruire ascolto, prevenzione e sostegno. Solo così è possibile guardare al futuro con maggiore consapevolezza e responsabilità.