Tradizione
In nome di “Fossaceca”: la denominazione preunitaria unisce tre Comuni d’Abruzzo, Molise e Campania
di Andrea Rapino

CHIETI. A dieci mesi dal tragico incidente che ha scosso l'Abruzzo, la Procura di Chieti ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. L'ipotesi di reato è di omicidio colposo a carico di Luciano Di Martino, Direttore del Parco nazionale della Maiella. Al centro dell'inchiesta c'è la gestione della sicurezza nella Forra del Lavello, il canyon dove il primo maggio 2025 hanno perso la vita Emanuele Capone e Nico Civitella, esperti Vigili del Fuoco del comando provinciale teatino.
La tragedia si era consumata durante un'escursione in località Balzolo, a Pennapiedimonte. I due professionisti, insieme ad altri due colleghi riusciti a mettersi in salvo, stavano effettuando una discesa nel canyon, un'attività condotta con tutte le precauzioni tecniche necessarie. Tuttavia, la forza del torrente alimentata dal disgelo primaverile non ha lasciato scampo ai due uomini, i cui corpi furono recuperati solo dopo complesse operazioni di soccorso.
Le contestazioni della Procura
Secondo la tesi degli inquirenti, la morte dei due Vigili del Fuoco si sarebbe potuta evitare. La responsabilità dell'Ente Parco sarebbe legata a una duplice omissione: la mancata chiusura dell'area, nonostante fosse considerata una zona ad alto rischio; l'assenza di segnaletica ufficiale e cartelli di divieto che avvertissero i frequentatori della pericolosità del sito.
Segnaletica fuorviante e responsabilità
Un punto cruciale dell'indagine riguarda la presenza di cartelli non ufficiali. All'ingresso della forra erano presenti indicazioni installate da privati o appassionati che descrivevano il percorso come praticabile per il torrentismo. Per la Procura, tali indicazioni erano fuorvianti e l'amministrazione del parco avrebbe dovuto rimuoverle, sostituendole con avvisi istituzionali che evidenziassero il pericolo reale, specialmente nei periodi di piena.
Il dolore per la perdita di Emanuele Capone e Nico Civitella resta vivo nelle comunità di Chieti e Guardiagrele, mentre il procedimento giudiziario cercherà ora di stabilire se quella tragica escursione sia stata fatale a causa di una carenza di tutele normative e informative sul territorio del Parco nazionale della Maiella.