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Fa discutere

Chieti, l'ex sindaco sul dissesto: "Nessun buco da 100 milioni"

L'ex sindaco Umberto Di Primio rompe il silenzio dopo la sentenza

L'ex sindaco (foto Facebook)
L'ex sindaco (foto Facebook)
di Luca Di Renzo
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CHIETI. L'ex sindaco di Chieti Umberto Di Primio ha annunciato il lancio di una imminente e dettagliata operazione di controinformazione nei prossimi giorni nel capoluogo teatino per fare definitiva chiarezza sulle reali cifre del dissesto finanziario del Comune, contestando i dati circolati sui social network e svelando le carte presentate nel proprio ricorso in appello.

La replica sulle cifre

Nel panorama politico locale, il tema del dissesto finanziario a Chieti continua a tenere banco, ma troppo spesso a detta dell'ex primo cittadino le cifre vengono distorte per fini di propaganda. Negli ultimi sei anni si è assistito a un dibattito diffuso in cui molti hanno parlato senza conoscere i dettagli reali delle scritture contabili, spiega.

“Le ricostruzioni apparse recentemente sulle piattaforme social, che attribuiscono alla passata gestione una voragine di 78 milioni o addirittura di 100 milioni di euro, vengono fermamente smentite dai documenti ufficiali”.  La stessa Corte dei conti, nella sua pronuncia, delinea un quadro differente che l'ex amministratore si appresta a mostrare pubblicamente punto per punto.

L'eredità del 2010 

L'ex sindaco sposta l'accento sulla cronistoria del debito teatino, chiamando in causa direttamente l'ex amministratore Ricci. Viene ricordato come nel 2010 vennero lasciati in eredità ben 47 milioni di debiti veri, una cifra certificata e pesante che ha condizionato le successive stagioni amministrative, sostiene. L'affondo punge la memoria di chi oggi formula accuse su Facebook, dimenticando le reali passività strutturali consolidate nel passato e scaricate sulle gestioni successive, rimarca.

Il ricorso in appello e le responsabilità di Ferrara

La vera svolta nel racconto della crisi finanziaria risiede nei motivi presentati nel ricorso in appello contro la sentenza di condanna. “Se la città di Chieti si trova oggi formalmente in una condizione di dissesto, la responsabilità primaria, - secondo le tesi difensive dell'ex sindaco -, è da attribuire interamente all'attuale sindaco. Il collasso dell'ente non sarebbe l'esito inevitabile dei debiti pregressi, bensì la diretta conseguenza della bocciatura del piano di riequilibrio, giudicato totalmente inadeguato dagli organi di controllo. Un errore di gestione strategica da parte dell'amministrazione in carica che ha precluso ogni via di salvataggio ordinario per le casse comunali”.

Nei prossimi giorni la pubblicazione dei documenti ufficiali

Subito dopo le celebrazioni della Festa della Repubblica, l'ex sindaco avvierà la diffusione delle carte processuali e dei passaggi chiave dell’appello.