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Alfagomma, conto alla rovescia per i nuovi soci: cinque offerte sul tavolo dei liquidatori

La multinazionale dei tubi in gomma attende il nuovo assetto societario mentre cresce l'attenzione per i quattro stabilimenti in Abruzzo

Alfagomma, conto alla rovescia per i nuovi soci: cinque offerte sul tavolo dei liquidatori
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Entra nel punto saliente il processo di alienazione di Alfagomma, il colosso globale specializzato nella produzione di sistemi per la gestione dei fluidi che oggi conta cinque offerte concrete sul tavolo dei liquidatori. La procedura, avviata a seguito dello stallo decisionale tra i fratelli Gennasio, punta a individuare un nuovo socio di controllo entro le prossime settimane per garantire continuità a una realtà che fattura circa 650 milioni di euro. L’operazione è seguita con estrema attenzione dalle istituzioni e dai sindacati, poiché il futuro della multinazionale coinvolge direttamente i quattro poli produttivi situati in Abruzzo, tra le province di Teramo e Chieti, considerati asset strategici per la capacità industriale del territorio.

I dettagli delle offerte e i player in campo

La partita per il controllo del gruppo, valutato oltre un miliardo di euro, vede contrapposti due fronti principali: da un lato le grandi multinazionali del settore e dall'altro i fondi di private equity. Tra i nomi circolati nelle ultime settimane figurano colossi come la francese Michelin, la svedese Trelleborg Group e l'americana Parker. Le offerte preliminari, presentate ai liquidatori nominati dal Tribunale di Milano, sono attualmente in fase di analisi tecnica. L'obiettivo della procedura non è solo la massimizzazione del valore economico, ma anche la presentazione di un piano industriale solido che possa ricomporre la frattura gestionale che ha portato alla liquidazione volontaria della holding.

Il peso strategico dell'Abruzzo per Alfagomma

Il dossier Alfagomma ha una rilevanza nazionale, ma è in Abruzzo che si concentra il cuore produttivo italiano del gruppo. Con gli stabilimenti di Mosciano Sant’Angelo, Sant'Atto e le unità nel chietino, l'azienda rappresenta uno dei principali datori di lavoro della regione. Le preoccupazioni dei dipendenti, che hanno già sollecitato l'intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, riguardano la salvaguardia dei livelli occupazionali. La politica locale e nazionale preme affinché il nuovo acquirente mantenga il baricentro tecnologico e produttivo in Italia, evitando scenari di delocalizzazione che colpirebbero duramente l'indotto manifatturiero abruzzese.

Prossimi step e chiusura dell'operazione

Il cronoprogramma prevede ora una fase di due diligence approfondita per i soggetti rimasti in gara. Entro la fine del mese, i potenziali soci dovranno formulare le offerte vincolanti. La decisione finale spetterà ai liquidatori, i quali dovranno bilanciare le esigenze di uscita della proprietà attuale con la necessità di garantire un futuro stabile ai quasi 5.000 dipendenti della multinazionale a livello globale.