Inclusione
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di Redazione L'Aquila

PESCARA. La crisi è conclamata in casa Pescara dove le attenuanti (mercato completato al fotofinish, condizione atletica inizialmente deficitaria e infortuni) non bastano ad attenuare la delusione e il senso di scoramento della piazza dopo il ko casalingo contro lo Spezia capolista, il terzo nelle sette partite del girone B di Serie C finora giocate (con 8 punti raccolti) e il quarto della stagione se si aggiunge quello incassato in Coppa Italia contro la Sambenedettese. Una sconfitta pesante, che ha fatto scivolare il Delfino a -11 dalla vetta, in seguito alla quale è stato il direttore sportivo Pasquale Foggia a presentarsi davanti ai microfoni nella tradizionale conferenza stampa post partita.
Pescara, le parole di Foggia dopo il ko con lo Spezia
«Sono qui perché in questi momenti è giusto che parli la società- ha esordito il dirigente biancazzurro -. Non per difendere il mercato fatto, ma a detta di tutti la nostra è una squadra forte. A fare la differenza però è quello che metti dentro le partite e noi prendiamo gol troppo facilmente. È giusto che l'allenatore si prenda le proprie responsabilità e anche io, ma lo devono fare pure i giocatori perché devono dimostrarlo in campo di essere forti. Tutti devono metterci qualcosa in più, i giocatori in primis perché è troppo facile prendersela solo con l'allenatore. Buscè a rischio? In questo momento le riflessioni vanno fatte su tutti, da me al tecnico fino alla squadra. Sabato a Livorno ci aspetta una sfida difficilissima. Quella del Pescara è una maglia che pesa e bisogna rispettarla. È impensabile non metterci dentro tutto. Va dato merito allo Spezia che è stato più bravo ma io guardo in casa mia, so che calciatori abbiamo e non posso pensare che singolarmente si dia solo il 70, l'80 o il 90%».
Foggia ha battuto forte sullo stesso tasto: «Lo Spezia ha giocatori che vengono da società più piccole del Pescara eppure sono venuti qui con la voglia di dimostrare di essere più forti di noi. Dobbiamo capire tutti che stiamo a Pescara. Se la squadra non dà qualcosa in più serve a poco cambiare l'allenatore, mica può fare miracoli. In campo ci vanno i calciatori che sono esseri umani e devono sentire l'importanza delle partite. Essere a Pescara deve essere già uno stimolo, altrimenti vuol dire che ho sbagliato qualcosa».
Il direttore sportivo chiama in causa i calciatori
Il messaggio dunque è rivolto soprattutto alla squadra: «Se perdi quattro partite vuol dire che sono stati fatti degli errori e ci sono delle difficoltà. Poi però bisogna andare anche a vedere come sono arrivati i risultati. Con la Vis Pesaro i gol sono stati presi per degli errori singoli, con l'Atalanta abbiamo avuto quattro palle gol e preso traversa e pali. Con il Gubbio anche abbiamo sprecato tanto e preso un gol fotocopia di quello preso stasera. Le responsabilità le ha l'allenatore come le ho io, che ho scelto lui e i calciatori, ma sono stato in campo prima di loro e per quello so che possono dare qualcosa di più. Sarebbe riduttivo pensare solo ed esclusivamente all'allenatore. C'è anche una componente di sfortuna, ma se siamo squadra tutti dobbiamo prenderci la propria parte di responsabilità, dal primo all'ultimo, anche i calciatori perché se lo meritano, come meritano gli applausi quando fanno bene. Non puoi mollare mentalmente, perché poi prendi gol. Chiedete a Parigi, che non aveva nemmeno il tempo di girarsi, quante botte ha preso. Se devo portare la pagnotta a casa io non la lascio a te. Se te la lascio - ha chiosato Foggia - vuol dire che non ci sono dentro al 100%».