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Fuori copertina, scrittori e poeti abruzzesi: Marco Taddei

Lungi dall’essere solo un animale resistente, la Mula è una creatura quasi ieratica, immemoriale: un grembo che protegge il soldato dall’abominio della violenza

Fuori copertina, scrittori e poeti abruzzesi: Marco Taddei
di Valeria Di Felice
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Marco Taddei (Vasto 1979), fumettista e autore di numerose opere tra le quali – insieme a Simone Angelini – della nota graphic novel Anubi, torna alla prosa con La mula e un altro racconto (Radici Edizioni, 2025), un piccolo volume di due racconti che segna “un cambio di sangue” come ha dichiarato egli stesso in una intervista sul blog “Tra le righele”. Dopo anni di dedizione al mondo della fumettistica e di “disinnamoramento” dalla prosa, Taddei affonda il proprio estro creativo nelle pieghe della parola con la forza visionaria e simbolica sedimentata finora e la densità immaginifica di uno sguardo sul mondo che ne rimescola i confini sensoriali e le conoscenze presunte o parziali.

I due racconti sono accomunati dall’attraversamento di una soglia a metà strada tra memoria e sogno, tra realtà e percezione mitica dell'esistenza, tra la perentorietà di un destino e la sacralità non religiosa di una riconciliazione alla vita.

In entrambi i racconti, la paura e l’angoscia per l’ignoto e la mancanza di una comprensione piena del senso esistenziale portano a un viaggio quasi ancestrale durante il quale i protagonisti si immergono nei paradossi logici ed espandono i confini corporei per accogliere l’insondabilità di forze antiche.

Nel primo racconto, La Mula, il protagonista è un anziano che, seduto a osservare le linee del destino delle proprie mani, ricorda la sua esperienza di soldato durante la guerra. La casa di riposo in cui è ospite si trasforma in una sorta di deposito dell’esistenza dal quale riemergono tasselli di storia di un pescatore “sbattuto in montagna” (rappresentata come “il sadico gigante senza faccia” e “doppiogiochista”) a sparare sul fronte, a “sfasciare le teste ai nemici” e agli amici.  E in questa testimonianza frammentata, allucinata e lucida allo stesso tempo, il vecchio soldato riesce per la prima volta, dopo una vita trascorsa ad eluderla, a pronunciare ad alta voce la parola guerra: una parola “sconveniente”, rimasta sepolta sotto gli spergiuri del malaugurio, che disinnesca ogni slancio propagandistico della guerra con tutto il suo carico di sofferenza, di paura e di indicibilità.

E soprattutto richiama Lei, la Mula, che – come il maiale ne Il battesimo del porco o il cane in Verderame – incarna un universo parallelo alla corruzione del potere e alla sopraffazione di chi lo amministra a proprio vantaggio. Gli animali sono prefigurazioni di una lotta che intende riappropriarsi dell’autenticità del vivente, contro il peso di un sistema dominante che li piega, li sacrifica, li riduce a meri strumenti per i propri bisogni. Ed ecco che, lungi dall’essere solo un animale resistente, grazie al quale il reggimento veniva rifornito di munizioni fin sull’altopiano, la mula è una creatura quasi ieratica, immemoriale: un grembo che protegge il soldato dall’abominio della violenza. 

Il protagonista, avvolto dalla pancia della mula, inizia una discesa nell’inconcepibile, in una dimensione conoscitiva quasi “proibita” in cui risuonano gli echi di Lovecraft, lo scrittore di Providence, e del suo mondo abissale e tentacolare: una landa senza inizio né fine in cui forze ed entità metafisiche si confrontano con l’inquietudine della condizione umana.

Il secondo racconto, Storia innaturale della Notte, si fa più extrasensibile, allusivo, con una tensione archetipica più pronunciata. Il protagonista è un marinaio “d’alto lignaggio”, un “gigante tra i marinai”, venuto al mondo già vecchio: “Senza un mare da solcare, giacevo sul fondo della mia nave.” Svegliato o nato da una sorta di “richiamo sprofondato”, il marinaio si ritrova in questo “bagnasciuga amniotico” dove si nutre di gamberetti e aspetta non si sa bene cosa, fino a quando decide di scavare una buca. Ed ecco che la buca, che idealmente richiama quella della trincea del primo racconto, segna una traccia nel “territorio della profezia”. Scavando, si addentra nell’oscurità cosmica di uno spazio sotterraneo inedito e non per questo necessariamente risolutivo o rivelatorio, finché incontra un ospite inatteso, la Luce. E come la Mula, anche la Luce intavola un dialogo iniziatico con il marinaio in una sorta di regno dell’arcano sospeso tra sogno, visione e senso del reale.

Cosa troviamo fuori copertina? Troviamo la denuncia e allo stesso tempo la custodia di una complessità che ci appartiene come orizzonte umano e di una trama collettiva o individuale che spesso coincide con una realtà deformata dall’irruzione dell’inspiegabile e dall’implacabile. Attraverso figure umane antieroiche e animali liminali dalla forte valenza simbolica, La Mula e un altro racconto è l’invito a una riflessione che si radica nel senso adogmatico, inesplorato, altro dell’essere-nel-mondo.

Valeria Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tradotte in spagnolo, arabo, romeno e nederlandese e ha curato diversi volumi sulla poesia.

Nel 2018 ha tradotto il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti e poesie d’amore.

È ideatrice e curatrice della rubrica Fuori copertina per Abruzzodaily.