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Fuori copertina, poeti e scrittori abruzzesi: Silvia Elena Di Donato - Dodicesima puntata

Ci sono libri che sanno accogliere frequenze silenziose, sottili, impercettibili, che sanno entrare in sintonia con il lettore

Silvia Elena Di Donato
Silvia Elena Di Donato
di Valeria Di Felice
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Ci sono libri che sanno accogliere frequenze silenziose, sottili, impercettibili, che sanno entrare in sintonia con il lettore attraverso il potere della connessione, senza pretese, senza ostentazione, senza retorica. Non fa eccezione la raccolta Paradigmi della complessità (Di Felice 2024), un titolo che è già di per sé una dichiarazione di poetica. Nonostante sia solo alla sua seconda pubblicazione, Silvia Elena Di Donato (Pescara 1976) ha già maturato una postura letteraria solida: la sua voce autoriale nasce da una storia di lunga data che affonda le radici nell’ascolto poetico e nel pensiero filosofico.

Nella casa dell’essere sono le stanze, con la loro metrica, che si fanno confini da riscrivere, pareti che mettono in relazione un dentro e un fuori nella continua rinominazione dello stare al mondo. “Libero il verso ed esco” diventa la sintesi che accoglie il moto di espansione dell’agire poetico, laddove “scoprirsi parola” è anche reinventarsi occasione, è ripensarsi opportunità con gli occhi rivolti al domani e a un nuovo orizzonte. Anche il silenzio diventa la parola che ricuce l’errore, lo spazio bianco che accoglie la radice di una nuova poesia.

La complessità – che trova sostanza nel riferimento alla molteplicità del paradigma – non è la banale somma di più parti isolate, ma l’invito a rifondare il sé con il proprio luogo d’elezione: il linguaggio.

Ogni semantica richiama il senso; anche se le domande fondamentali dell’uomo non hanno risposta, il tentativo poetico può costruire un ponte verso l’indicibile. E non importa oltrepassare la soglia di questa frontiera proibita alla comprensione umana: importa sentirsi un viandante che rifugge il tempo irrisolto, vale a dire consumato eppure invano se il sogno rimane “curvo su sé stesso”. 

La poesia di Silvia Elena Di Donato è questo ponte, questo attraversamento sospeso nel vuoto in cui si fa più viva “la luce sferica di un sogno di carta”.

Silvia Elena Di Donato sa connettere lo sguardo contemplativo con l’attrito della superficie, il dono dell’esserci con la mancanza del non essere ancora, l’urgenza con il progetto, la meraviglia con la ragionevolezza di chi ha in sé il seme del dialogo: “Portami al punto d’osservazione giusto / dove le parole si fanno mondo che so vivere / e il mondo parole che so dire // E lì tienimi / sull’orlo del cadere / vertigine e funambola che mai cade”.

Tra eserghi, dediche e richiami interni, l’omaggio ai grandi maestri del pensiero (da Spinoza a Wittgenstein, da Emily Dickinson a Jorge Luis Borges, da Dante a Kafka) segue le mappe di un territorio in cui ragione ed espansione emotiva si ricongiungono. In questa raccolta, dai chiari toni poesofici, troviamo anche una eco spirituale che attinge dal repertorio mitologico e anche biblico. Tuttavia, il richiamo religioso è vissuto con la massima apertura, senza dogmatizzare le sacre scritture. La sostanza divina non è mai cristallizzata, ma è resa prefigurazione di un volto ancestrale che ritorna in ogni intuizione, è resa anche forma che abbraccia ogni ombra della vita stessa.

Come in un gioco speculare, la controparte dell’oscurità – la luce – è l’altra grande protagonista che, insieme alla parola, costruisce la trama della visione: “Guardo da dove la luce mi arriva / – più alta e più chiara – e tutto si mostra / più che estensione: senso, intensità / presente eternità nella durata // Tutto è detto con occhi oracolari.”

 

La parola a volte è disvelamento di una nudità che si fa chiarezza sull’essenza, altre volte è affondo nel grande enigma dell’esistenza senza avere la pretesa di scioglierlo, altre ancora è passo necessario per continuare a camminare lungo la strada del coraggio. In questo viaggio, il senso di finitudine della polvere – viatico nel nostro ciclo vitale sulla terra – diventa progressivamente più evanescente, si vaporizza fino a lasciare spazio a una nuova ariosità, uno stato gassoso che lascia intravvedere i lineamenti di un nuovo principio, più vicino all’impalpabilità di ciò che è.

Cosa troviamo fuori copertina? Troviamo una poesia delle possibilità, dell’espansione, della pronuncia di una fede che sostiene il peso specifico dell’essere e della complessità. La sua è una parola che reagisce alla frantumazione con l’attraversamento dei confini delle stanze, che sa decifrare i segni della pelle con i dettagli della ferita.

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Valeria Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tradotte in spagnolo, arabo, romeno e nederlandese e ha curato diversi volumi sulla poesia.

Nel 2018 ha tradotto il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti e poesie d’amore.

È ideatrice e curatrice della rubrica fuori copertina per Abruzzodaily.

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