Lutto
Morta Camilla Pollice, manager teramana e ceo di Saatchi & Saatchi
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Si stringe il cerchio attorno alla tentata rapina all'ufficio postale di Villa Tordinia avvenuta nel luglio del 2025. A conclusione di una lunga e articolata attività investigativa, la Polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un uomo residente nel Teramano, ritenuto dagli inquirenti il presunto complice dell'autore materiale del colpo fallito.
L'indagine prende le mosse dal tentativo di assalto avvenuto il 12 luglio dello scorso anno. Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, un uomo proveniente da fuori regione, armato di una pistola poi risultata essere una replica semiautomatica, attese l'apertura della filiale e aggredì una dipendente nel tentativo di introdursi all'interno dell'ufficio postale. La reazione della donna, che iniziò a urlare durante una colluttazione, costrinse però il malvivente a desistere e a fuggire senza riuscire a portare via alcunché.
Durante la fuga il rapinatore abbandonò parte del materiale utilizzato per l'azione: la replica della pistola, fascette di plastica e nastro adesivo. Elementi che si sono rivelati fondamentali per gli investigatori.
Già nelle ore successive la Squadra Mobile riuscì a rintracciare il presunto autore materiale nella frazione di Aprati, nel comune di Crognaleto. L'uomo viaggiava a bordo di un'autovettura guidata da quello che, secondo l'accusa, sarebbe stato il suo complice. Le perquisizioni effettuate consentirono di recuperare ulteriore materiale ritenuto utile alle indagini, tra cui la confezione e lo scontrino d'acquisto della pistola scenica, fascette, nastro adesivo e alcuni indumenti utilizzati durante il tentativo di rapina. Una felpa, in particolare, venne ritrovata sotto un ponte in località Villa Ripa, dove sarebbe stata nascosta dopo il fallito assalto.
Gli accertamenti consentirono inoltre di appurare che il presunto rapinatore era latitante e destinatario di due ordinanze di custodia cautelare emesse da un'altra autorità giudiziaria per rapina e sequestro di persona. L'uomo venne quindi arrestato anche in esecuzione di quei provvedimenti.
L'attività investigativa è poi proseguita per mesi attraverso l'analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, dei tabulati telefonici, dei dati estratti dai dispositivi elettronici e dei tracciati GPS. Un lavoro che, secondo gli investigatori, ha consentito di delineare il ruolo svolto dal secondo indagato.
Per l'accusa, il teramano avrebbe fornito ospitalità al rapinatore durante il periodo di latitanza, accompagnandolo in auto il giorno del colpo, svolgendo funzioni di supporto e contribuendo sia alla preparazione dell'azione sia alla pianificazione della fuga.
Sulla base degli elementi raccolti, il giudice ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari. Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti della Squadra Mobile di Teramo lo scorso 1° giugno. L'inchiesta rappresenta l'ultimo capitolo di una vicenda che, a quasi un anno dal tentativo di rapina, ha permesso agli investigatori di ricostruire quella che ritengono essere stata l'intera rete di supporto al presunto autore del colpo.