La rubrica
Fuori copertina, poeti e scrittori abruzzesi: Roberto Michilli - Diciannovesima puntata
di Valeria Di Felice

Il 2023 rappresenta un anno di particolare rilievo nel percorso poetico di Luigi Aliprandi (Città Sant’Angelo 1968), un anno che vede la pubblicazione di due raccolte legate dallo stesso filo ispirativo: per Marietti1820 viene data alle stampe la seconda edizione de La sposa perfetta, opera d’esordio del 1998, con la quale l’autore vinse il Premio Frascati; per Samuele Editore esce invece Poesie del tempo ordinario, arricchita dalla prefazione di Alberto Bertoni.
Dall’opera prima del 1998 Aliprandi recupera l’urgenza della forma poetica, quel canto d’emergenza in cui la parola si veste della sonorità dell’intuizione e si appalesa nel corpo del linguaggio, nella materia del quotidiano. Nella “persistenza di quel bianco” dove i confini dei versi – i limiti del mondo – diventano una casa da abitare, la distanza tra l’io poetico e un tu femminile si traduce nella metafora di un attraversamento: non un semplice scarto affettivo o relazionale, ma un vero e proprio cammino conoscitivo, lungo il quale lo sguardo poetico indaga, in filigrana, il senso stesso dell’esistenza. La poesia diventa la stazione in cui osservare “il barbarico mosaico del vivente”, quel senso custodito nel cuore delle cose – straniero eppure domestico, sconosciuto eppure familiare, straordinario eppure comune.
Nel ritorno labirintico dell’assenza intesa come condizione d’assedio dell’immaginario poetico, la sposa perfetta (che non può essere banalmente ridotta a un destinatario d’amore) riappare “figuralmente” più forte e connessa alla possibilità immaginifica del pensiero – “la più alta delle filosofie”. La sposa perfetta diventa così una sorta di principio generativo, vale a dire una immagine che spinge a interrogarsi, a reinventarsi. In questa prospettiva, la figurazione del pensiero non fissa un significato, ma lo mette in moto, drammatizza la tensione e la trasforma in impronta poetica.
Ed è nel “giogo imperativo del durante” e, al massimo, nell’annuncio di un domani che la distanza connette – e non separa – l’io poetico e la sposa perfetta, accompagnandosi a un’attesa che, nell’incapacità di risolvere il rebus dell’altrove, sa accogliere poeticamente la riscrittura del sé e dell’altro. È nell’assenza, nella “grammatica del niente”, che la parola trova il modo – lo stile – per farsi esperienza umana e per sondare le sue tensioni: nel regno opaco e cifrato di silenzio, la parola sonda inganno e bellezza, dannazione e stupore, indulgenza e alterigia, slancio e paura.
Questa corda tesa verso l’indicibilità dell’altro-altrove de La sposa perfetta continua nella raccolta Poesie del tempo ordinario: in questa rinnovata esplorazione poetica, il dettaglio diventa il segno di una rivelazione, senza mai cadere nella retorica dell’enfasi; l’amore diventa il “depensarsi fino allo stordimento, un appropriarsi del tempo proprio”; la poesia diventa il corpo di una reciprocità che si è incarnata nell’attrito dei giorni e delle notti.
Nella dimensione del contatto, la parola sa cogliere l’aderenza a ciò che è pensato, la carne dell’autentico e del reale, la mimesi delle ore ordinarie, ma non per questo uguali a sé stesse o anonime.
L’incontro con l’altro si fa universo condiviso nel trasformare la propria storia in “opera del vero”, a restituirne la chiarezza dell’intuizione e la luce “confitta fino in fondo al centro”.
Lungi dal farsi portavoce di una indagine marginale dell’esistenza, il “tempo ordinario” sottrae il reale alla sua ombra per meglio coglierne l’essenza. E in questo lavoro di sottrazione – che corrisponde a una maggiore attenzione per una versificazione limpida e incisiva – Luigi Aliprandi sa trovare la giusta misura tra il visibile e l’invisibile, tra il detto e il non detto, tra il senso e i possibili sensi.
Ciò che emerge fuori copertina, nella soglia sottile dell’incomprensibile – che potremmo chiamare anche irriducibile – è una poesia che indaga, coglie, intuisce ed espande; una parola che si predispone all’attraversamento della distanza o alla risemantizzazione del contatto. Uno sguardo – quello di Luigi Aliprandi – che sa abbracciare l’ordinarietà del tempo nel suo essere ritmo smascherato del vero, nel suo rivelare “l’equilibrio dei pertugi sacrosanti della vita”.
Valeria Di Felice (Nereto 1984) fonda nel 2010 la Di Felice Edizioni. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche tradotte in spagnolo, arabo, romeno e nederlandese e ha curato diversi volumi sulla poesia.
Nel 2018 ha tradotto il libro di racconti della scrittrice marocchina Fatiha Morchid, L’amore non è abbastanza. Nel 2023, per la prima volta in Italia ha tradotto e curato le poesie della contessa Anna De Brémont, Sonetti e poesie d’amore.
È ideatrice e curatrice della rubrica fuori copertina per Abruzzodaily.