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Il disastro

Terremoto in Venezuela, la testimonianze degli italiani: “Palazzi accartocciati, sembrava non finisse mai”

La voce dei nostri connazionali a Caracas e Maracay: si lavora per arrivare ai superstiti intrappolati sotto chili di cemento, ma manca di tutto

Il disastro (foto La Voce d'Italia)
Il disastro (foto La Voce d'Italia)
di Redazione cronaca
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CARACAS – “È stata un’esperienza terribile. Attimi prima del sisma ho ricevuto un avviso da un’app del mio smartphone. Il messaggio diceva: “Terremoto! Terremoto!”. È stato solo un attimo, poi tutto attorno a me ha cominciato a tremare. In un primo momento ho trovato rifugio sotto l’arco della porta. Quando ho visto le porte del frigorifero e del congelatore aperte e tutto ciò che era dentro cadere a terra, mi sono accovacciata sotto il tavolo di granito della cucina. Ho chiuso gli occhi. Mi è sembrata un’eternità. Quando ha smesso di tremare e ho riaperto gli occhi, a terra c’era di tutto: dal vaso che era sul tavolo agli addobbi. Tutto, tutto…”. Sandra Vitale è una giovane connazionale. Vive in una villetta nel quartiere di “El Marqués”, a est di Caracas.

– Nella zona in cui vivo – dice alla Voce d'Italia –il terremoto non ha fatto grossi danni. Ma sicuramente ha lasciato i suoi segni: crepe nelle pareti, calcinacci. Bisognerà ripulire le strade da ciò che è caduto dagli edifici, nulla di grave; nulla di paragonabile alla devastazione che ha lasciato in altri quartieri di classe media agiata.

Renato Ostilia è un noto imprenditore italo-venezuelano. Vive a Prados del Este, un quartiere di classe media. Anche qui il terremoto, pur lasciando le sue ferite, non è stato devastante come altrove.

– È terribile quanto è accaduto – è la prima cosa che ci dice –. Il terremoto è stato devastante. La Guaira è stata rasa al suolo. Ho visto le immagini riprese da un elicottero. Sono rimaste solo macerie, null’altro. Si lavora per arrivare ai superstiti intrappolati sotto chili di cemento, ma manca di tutto.

Quando la terra ha cominciato a tremare Ostilia era in casa, un appartamento di due piani.

– Ero arrivato da poco. Stavo riposando sul letto, nella mia stanza sul piano superiore. Ho sentito un boato e poi tutto attorno a me ha cominciato a muoversi. Sono riuscito a scendere le scale ma non ad aprire la vetrata che porta alla terrazza. Il rumore dei vetri era assordante. Sarà stata una manciata di secondi, ma mi è sembrata un’eternità.