Il personaggio
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di Alfredo Giovannozzi

La riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo n. 62/2024 frena le richieste di tutela nelle province abruzzesi e molisane coinvolte nella sperimentazione. I numeri raccolti dall'Osservatorio Previdenza della Cgil su fonte Inps sono netti: a Teramo le domande di invalidità e inabilità sono calate del 23,45% nel periodo ottobre-aprile rispetto all'anno precedente; a Chieti, entrata nel percorso solo dal primo marzo 2026, il calo supera già il 39%. In Molise la situazione è analoga: Isernia segna -24%, Campobasso addirittura -39,87%, dato peggiore della già preoccupante media nazionale del -36,39%.
Dietro le percentuali ci sono persone che rinunciano a presentare domanda per accompagnamento, terapie, esenzioni o pensione di inabilità, prestazioni cui hanno diritto in quanto lavoratori che hanno versato contributi per tutta la vita.
La Cgil Abruzzo Molise individua cause precise: i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure, la mancata attivazione dei percorsi di vita individuale per carenza di risorse. A complicare ulteriormente il quadro, la trasmissione incompleta dei moduli AP70 — necessari per erogare le prestazioni — che a Isernia risulta mancante quasi nel 20% dei casi, a Teramo nel 16%.
«Non siamo di fronte a un semplice rallentamento burocratico», afferma il sindacato. «La nuova organizzazione sta scoraggiando le persone più fragili dal far valere i propri diritti».
La Cgil chiede al Governo di sospendere la sperimentazione e di ascoltare i territori, e alle Regioni Abruzzo e Molise di attivarsi per ottenere risorse adeguate. «Una riforma nata per semplificare — conclude il sindacato — non può trasformarsi in un sistema che lascia sole le persone più fragili».