Il rogo
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di Redazione cronaca

L’adeguamento dei requisiti per la pensione alla speranza di vita entra ufficialmente nella fase operativa. L’Inps ha aggiornato le proprie procedure interne per recepire le novità introdotte dall’ultima legge di bilancio e dal decreto direttoriale del Ministero dell’Economia, firmato insieme al ministero del Lavoro.
Il risultato è un calendario preciso: dal 2027 servirà un mese in più per lasciare il lavoro, mentre dal 2028 l’aumento salirà a tre mesi complessivi. La comunicazione è arrivata con il messaggio n. 558 del 17 febbraio 2026, che di fatto prepara il terreno ai nuovi requisiti anagrafici e contributivi.
Come cambiano i requisiti dal 2027
L’adeguamento non sarà immediato, ma graduale. Dal 1° gennaio 2027 scatterà un primo incremento di un mese, destinato poi ad ampliarsi nel 2028. Ecco il quadro aggiornato delle principali forme di pensionamento.
Pensione di vecchiaia ordinaria
Pensione anticipata ordinaria
Resta confermata la finestra mobile di tre mesi.
Pensione anticipata per lavoratori precoci tutelati
Anche qui rimane la finestra mobile di tre mesi.
Pensione anticipata contributiva
Confermata la finestra mobile di tre mesi.
Pensione di vecchiaia contributiva
Perché aumentano i requisiti
Gli incrementi derivano dagli aggiornamenti demografici elaborati tra fine 2025 e inizio 2026. Le nuove proiezioni statistiche mostrano un ulteriore allungamento della vita media, e la normativa italiana prevede che l’età pensionabile segua questo andamento. Il biennio 2027-2028 rappresenta quindi il primo step di un percorso che, salvo modifiche politiche, continuerà a legare l’uscita dal lavoro all’evoluzione della speranza di vita.
Inps: sistemi aggiornati, ma serviranno i decreti attuativi
Con il messaggio diffuso a febbraio, l’INPS ha fatto sapere di aver già adeguato software e procedure per gestire le domande di pensionamento secondo le nuove soglie previste “in prospettiva”. Questo non significa che i requisiti futuri siano già definitivi: ogni biennio richiede un decreto attuativo specifico, che stabilisce in modo formale età e contributi necessari. Per gli anni successivi al 2028, dunque, restano possibili ulteriori modifiche. Nel frattempo, le sedi territoriali dell’istituto dovranno applicare le nuove previsioni come riferimento operativo, soprattutto per le misure di uscita anticipata. Se un lavoratore non soddisfa i requisiti aggiornati, la domanda dovrà essere respinta e la decisione comunicata anche al datore di lavoro.