L'emergenza
Italiani nel Golfo: incertezza per il rientro in Italia
di Redazione cronaca

Il mercato del gas europeo è tornato sotto pressione. Il TTF di Amsterdam, in seguito al conflitto scoppiato in medio oriente - barometro dei prezzi del metano nel continente, ha messo a segno un’impennata di circa il 25% in una sola giornata, raggiungendo livelli che non si vedevano da febbraio 2025. A innescare la corsa è il nuovo fronte di instabilità aperto in Medio Oriente, dove lo scontro tra Iran e Israele – con il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti – ha riacceso i timori per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più delicati dell’intera architettura energetica mondiale.
Il nodo Hormuz e il ruolo del Qatar
Secondo le valutazioni di Goldman Sachs, un’interruzione del traffico marittimo anche solo per poche settimane potrebbe generare un aumento dei prezzi del gas in Europa e in Asia fino al 130%, (una bolletta del gas da 200 euro rischia di lievitare fino a 460 euro) con il Gnl spot asiatico che arriverebbe a sfiorare i 25 dollari per milione di Btu. Il motivo è semplice: Hormuz è la porta d’uscita del Golfo Persico e convoglia ogni giorno circa un quinto del petrolio mondiale e una quota simile di gas naturale liquefatto. In questo quadro il Qatar è l’attore più esposto. Le sue esportazioni di Gnl, alimentate dal maxi-giacimento North Field, passano tutte da questo corridoio. Un eventuale blocco imposto da Teheran paralizzerebbe centinaia di petroliere e metaniere, con effetti immediati sulle forniture globali.
Mercati in ricalcolo: Usa più protetti
Finora i listini europei e asiatici avevano scontato solo in parte il rischio geopolitico legato all’Iran. L’escalation degli ultimi giorni ha però costretto gli operatori a rivedere rapidamente le valutazioni. L’impatto sugli Stati Uniti sarebbe più contenuto: gli impianti di liquefazione americani stanno già lavorando al limite della capacità e non avrebbero margini per aumentare l’export nel breve periodo.
Effetti sull’Europa e sull’Italia
L’Europa importa meno Gnl dal Golfo rispetto ai grandi acquirenti asiatici, ma non per questo può considerarsi al riparo. Petrolio e gas sono mercati globali: se i prezzi salgono per una crisi nello Stretto di Hormuz, l’aumento si riflette ovunque, indipendentemente dai flussi diretti. Il ricercatore di Bruegel Simone Tagliapietra, in un’analisi dedicata alle conseguenze degli attacchi Usa e israeliani sull’Iran, sottolinea che un peggioramento della situazione costringerebbe l’Europa a competere con i Paesi asiatici per i carichi spot più flessibili, come già accaduto durante la crisi energetica del 2021-2023. Una dinamica che spingerebbe ulteriormente verso l’alto i prezzi di riferimento.
Stoccaggi più bassi e margini ridotti
A rendere il quadro più vulnerabile è anche il livello degli stoccaggi europei: a fine febbraio 2026 erano scesi a 46 miliardi di metri cubi, ben al di sotto dei 60 miliardi del 2025 e dei 77 miliardi del 2024. Un cuscinetto più sottile significa minore capacità di assorbire shock improvvisi.
Bollette e carburanti in risalita
Il rincaro del gas non si ferma al mercato all’ingrosso. Si riflette sui costi dell’energia elettrica e, a cascata, sulle bollette domestiche. I primi segnali arrivano anche dai carburanti: il diesel ha toccato i massimi degli ultimi dodici mesi e, secondo gli analisti della Staffetta Quotidiana, la tendenza potrebbe proseguire.
Industria energivora sempre più sotto pressione
Le imprese europee ad alto consumo energetico rischiano di pagare il prezzo più alto. Il differenziale competitivo con Stati Uniti e Asia, già evidente negli ultimi anni, potrebbe ampliarsi ulteriormente se la tensione geopolitica dovesse protrarsi.