Abruzzo Daily

Logo
Logo
La guida

Multe e tributi non pagati, scatta il pignoramento dello stipendio per gli statali

La normativa, pur stringente, tutela il cosiddetto minimo vitale: i limiti previsti

Multe e tributi non pagati, scatta il pignoramento dello stipendio per gli statali
di Redazione cronaca
2 MINUTI DI LETTURA

Il 2026 segna una svolta nel rapporto tra contribuenti e Fisco. Con l’entrata a pieno regime delle nuove misure che rafforzano la riscossione, anche gli stipendi dei dipendenti pubblici possono essere pignorati con tempi più rapidi in caso di debiti non saldati.

Oggi l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può contare su procedure digitali che permettono di individuare più velocemente le posizioni irregolari. Per chi lavora nella Pubblica amministrazione il meccanismo è ancora più immediato rispetto a quanto avviene spesso nel settore privato, grazie allo scambio diretto di informazioni tra NoiPA – la piattaforma del Ministero dell’Economia che gestisce le buste paga degli statali – e l’Anagrafe tributaria.

In presenza di debiti certi, liquidi ed esigibili, come cartelle esattoriali non pagate, multe o tributi locali arretrati, l’agente della riscossione può notificare l’atto di pignoramento direttamente al ministero o all’ente datore di lavoro. Da quel momento l’amministrazione è obbligata a trattenere le somme dovute prima dell’accredito dello stipendio sul conto del dipendente.

I limiti alle trattenute

La normativa resta comunque improntata alla tutela del cosiddetto “minimo vitale”. Lo stipendio non può essere pignorato per intero: le trattenute seguono percentuali stabilite in base all’importo netto mensile.

  • Fino a 2.500 euro: massimo un decimo.
  • Tra 2.500 e 5.000 euro: fino a un settimo.
  • Oltre 5.000 euro: limite ordinario di un quinto.
  • Diverso il caso dei debiti per assegni di mantenimento: qui la misura è fissata dal giudice e può arrivare, di norma, fino alla metà della retribuzione. Se coesistono più pignoramenti di natura diversa, ad esempio uno fiscale e uno per alimenti, la somma complessiva trattenuta non può comunque superare il 50% dello stipendio netto.

    Cosa fare in caso di cartella o pignoramento

    Chi riceve una cartella esattoriale o un atto di pignoramento non dovrebbe restare fermo. Il primo passo è verificare, attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, la correttezza degli importi richiesti e l’eventuale prescrizione del debito.

    Una volta chiarita la situazione, è possibile richiedere la rateizzazione: il piano ordinario può arrivare fino a 72 rate, quello straordinario fino a 120. Con la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata, la procedura esecutiva viene generalmente sospesa, salvo che non sia già in fase avanzata.

    Da valutare anche l’adesione alla cosiddetta rottamazione-quinquies, che consente di abbattere sanzioni e interessi di mora, ricalcolando il debito sulla sola quota capitale.