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Il gap

Lavoro femminile in Abruzzo, Cgil: le donne restano le meno pagate e sono precarie

Solo il 37% delle donne occupate ha un contratto a tempo indeterminato

Le donne pagano il prezzo più alto sul mercato del lavoro
Le donne pagano il prezzo più alto sul mercato del lavoro
di Redazione cronaca
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CRONACA. «In Abruzzo e in Italia le donne continuano a pagare il prezzo più alto nel mercato del lavoro. Solo poco più della metà delle donne, in età lavorativa risulta occupata e, quando lavora, spesso guadagna meno degli uomini e ha contratti instabili. I dati più recenti confermano che il divario di genere nel lavoro è una questione strutturale, che pesa sulle carriere, sulle pensioni e sulla vita quotidiana di milioni di lavoratrici».

Così Alessandra Tersigni, della segretaria Cgil Abruzzo e Molise, aggiungendo che «in Italia il tasso di occupazione femminile resta tra i più bassi d'Europa: circa il 52,5% delle donne lavora contro oltre il 70% degli uomini. Le donne rappresentano oltre il 70% dei lavoratori a bassa retribuzione e percepiscono salari mediamente inferiori di oltre un quarto rispetto agli uomini. Il gap aumenta nelle posizioni più alte: tra i dirigenti poco più di una lavoratrice su 5 è donna».


E ha aggiunto: «Il divario retributivo non dipende solo dalla paga oraria, ma dalla maggiore diffusione del part-time involontario, dalle carriere discontinue e dalla scarsa rappresentanza nei ruoli decisionali».

Le disuguaglianze e le norme

La direttiva europea sulla trasparenza salariale rappresenta un passo importante per correggere queste disuguaglianze, ma secondo la Cgil «la bozza di decreto italiana ne riduce l'efficacia, escludendo alcune categorie di lavoro a predominanza femminile, come l'apprendistato, il lavoro domestico, le collaborazioni continuative, il lavoro autonomo, se regolato dalla contrattazione collettiva e limitando molto i controlli».

I numeri in Abruzzo

Il quadro non è diverso in Abruzzo. I dati più recenti del Rendiconto sociale e del Rendiconto di genere dell'Istituto nazionale di previdenza sociale evidenziano come il lavoro femminile nella nostra regione resti più fragile e discontinuo: solo il 37% delle donne occupate ha un contratto a tempo indeterminato. La presenza femminile nelle aziende certificate per la parità di genere resta bassa, al 27,76% e la quota di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano ha raggiunto il 31,24%, colpendo in modo particolare le giovani donne.

«La crescita dell'occupazione femminile non basta a colmare un divario che resta profondo.Le donne continuano a lavorare meno, con salari più bassi e contratti più precari. Il gender pay gap e il peso del lavoro di cura limitano l'autonomia economica e le opportunità di carriera», ha sottolineato la Cgil che ha rimarcato che la data dell'8 marzo non è una semplice ricorrenza: «Servono politiche strutturali per sostenere lavoro stabile e di qualità per le donne, rafforzare i servizi pubblici - a partire dall'infanzia e dalla non autosufficienza - e contrastare concretamente il divario salariale. Ridurre il gender gap nel lavoro significa investire nel futuro dell'Abruzzo e nello sviluppo di tutta la regione. La giornata internazionale della donna deve rappresentare un momento di mobilitazione e di impegno concreto per ridurre le disuguaglianze, per questo l'8 marzo saremo impegnate in un corteo a Pescara in Piazza Salotto alle 10,30, e il 10 marzo alle 11,00 in un'Assemblea aperta a presso il Palazzetto dei Nobili a l'Aquila».