L'emergenzaa
Alcol, droga e minorenni soccorsi in spiaggia: la notte che accusa il mondo degli adulti - Le testimonianze
di Giancarlo Falconi

La vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan fotografa il momento favorevole ai socialisti che vogliono impossessarsi del partito di Kennedy e Clinton per abbattere il capitalismo in America.
A dieci anni dal successo di Donald Trump nelle primarie repubblicane che lo portarono per la prima volta alla Casa Bianca, sta maturando un fenomeno uguale ed opposto fra i liberal. Come Trump ha stravolto l’identità del partito repubblicano, arrivando a trasformarlo nel movimento "Make America Great Again" che lo ha rieletto nel 2024, così i socialisti di Bernie Sanders, Zohar Mamdani e Rashida Tlaib i "Democratic Socialists of America", nella loro recente assemblea di Chicago, hanno lanciato la sfida di "combattere contro l’establishment democratico e repubblicano" per consegnare la nazione ad un "futuro senza capitalismo".
Se nel 2016 Sanders era l’unico eletto al Congresso di Washington a definirsi "socialista" ora una folta pattuglia di deputati, sindaci, un candidato senatore e un movimento popolare guidato da almeno 120 mila entusiasti attivisti ha l’ambizione di affermarsi in misura tale alle elezioni di Midterm da lanciare la sua pasionaria Alexandria Ocasio-Cortez verso la nomination democratica alla Casa Bianca nel 2028. L’ondata del populismo conservatore di Donald Trump, con l’esaltazione della protesta contro il governo federale, l’accentramento di ogni potere sulla persona del presidente, la sfida ai principi della Costituzione, lo scontro frontale con il sistema della Giustizia, l’affermazione di una dimensione tribale della politica nazionale e i flirt con le autocrazie innesca sul fronte opposto qualcosa di molto simile perché i socialisti non fanno mistero di preferire il "Manifesto del partito comunista" di Karl Marx, il modello delle Pantere Nere e le bandiere palestinesi all’eredità del partito di Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John F. Kennedy e Bill Clinton.
Fino al punto di sostituire il presidente della Corte Suprema con un giudice scelto dal Congresso, espandere i poteri della Camera dei Rappresentanti e abolire il Senato. Il co-presidente dei socialisti, Ashik Siddique, 38 anni, si dice convinto di poter creare un movimento per l’abolizione del Senato "con il porta a porta" riuscendo a "risvegliare un partito democratico fondato dalla stessa classe di criminali, miliardari e profittatori di guerra che guida i repubblicani". Questo significa che i progetti di Mamdani di aggredire i redditi alti a New York City sono solo l’antipasto di una rivolta rivoluzionaria che si nutre non solo dell’anticapitalismo più radicale ma di un’avversione viscerale al sionismo ed allo Stato di Israele percepita come un’aperta minaccia alla sicurezza da una parte importante degli ebrei americani.
Ciò che ne esce è il ritratto di un’America nella morsa del populismo dove Trump riceve alla Casa Bianca con tutti gli onori Mamdani, lodandolo senza remore, perché gli opposti estremismi consentono agli acerrimi rivali di rafforzarsi reciprocamente con un duello al fiele che punta soprattutto a spazzare via dalla scena politica quanto resta dell’America moderata, indipendente, bipartisan, interprete dell’ordine liberale che Alexis de Tocqueville descrisse nel suo viaggio del 1831-1832 e che ha segnato la politica internazionale dopo il 1945.
Ecco perché il voto di Midterm per il rinnovo parziale del Congresso, a inizio di novembre, non si presenta solo come un verdetto elettorale sulla seconda presidenza Trump ma soprattutto come il palcoscenico politico per comprendere quanto, fra i repubblicani come fra i democratici, gli elettori siano ancora determinati a sostenere candidati contrari all’ondata populista. Collegio per collegio, saranno le singole contee d’America a dirci quanto è esteso il contagio populista sugli opposti fronti.