Chiesa
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di Redazione cronaca

Due mesi di fuoco per l'Abruzzo. Dal 15 giugno al 15 agosto sono tredici gli incendi che hanno colpito la regione, per un totale di 2.532 ettari bruciati — l'equivalente di oltre 3.500 campi da calcio. Un dato che si inserisce nei 90.300 ettari già andati in cenere in tutta Italia nello stesso periodo, secondo il report "Italia in Fumo" diffuso oggi da Legambiente.
A pagare il prezzo più alto sono le aree protette: il Parco nazionale della Majella, dove le fiamme hanno devastato il Monte Morrone; il Parco regionale del Sirente Velino, colpito a Lucoli e Rocca di Cambio; e il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, con il rogo che ha investito la pineta della Valle del Giovenco vicino a Bisegna, in provincia dell'Aquila — territorio che ospita l'orso bruno marsicano.
«Rappresentano una nuova ferita al cuore naturalistico degli Appennini e dell'Italia», denunciano Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, e Donatella Pavone, direttrice di Legambiente Abruzzo, ricordando che «a pagare lo scotto maggiore è l'ambiente e la biodiversità, insieme alle comunità locali». I due chiedono «che venga fatta luce su quanto accaduto» e un rafforzamento di controlli e sanzioni penali.
Nel mirino dell'associazione ambientalista anche la Regione Abruzzo, che su un patrimonio di oltre 475 mila ettari di foreste — con un indice di boscosità del 44% — dovrebbe investire di più sulla gestione forestale sostenibile.
Legambiente rilancia infine l'appello al Governo: piena applicazione della legge quadro 353/2000, aggiornamento del catasto dei terreni percorsi dal fuoco, maggiore coordinamento della protezione civile e un sistema nazionale trasparente sui dati degli incendi, sul modello dell'europeo EFFIS/Copernicus.