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L'intervista

Angelo Maleddu, avvocato a Roma con il cuore nella sua L'Aquila

Il legale si racconta: «Sono testardo e tenace, un po’ sardo e un po’ abruzzese. La notte del terremoto? Da Roma capii subito che era successo qualcosa di terribile nella mia città. Ho dato una mano per la ricostruzione e di questo sono orgoglioso»

Angelo Maleddu
Angelo Maleddu
di Alfredo Giovannozzi
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ROMA. Le radici di Angelo Maleddu affondano profonde in due territori che ne hanno tracciato l’identità e il carattere. Il cognome non crea nessuna difficoltà nel far intuire le origini sarde del papà. La mamma, invece, è aquilana. Un mix di cromosomi che hanno dato una forte connotazione caratteriale al figlio. 52 anni, sposato con due figlie, avvocato civilista ed esperto nel campo dell’editoria e diritti d’autore, Angelo Maleddu conserva i pregi del DNA trasmessogli dai due genitori.

Che il suo futuro sarebbe stato di successo lo si è intuito nel momento in cui, 26 anni fa, un relatore non qualunque: Stefano Rodotà, docente universitario e figura di riferimento della sinistra italiana in quel periodo, lo convinse a preparare e poi discutere una tesi a dir poco innovativa: e-commerce e privacy. Un po’ come voler dimostrare nei primi del 900 che l’uomo sarebbe andato sulla luna. «In qualche modo a quel tempo si potevano intravedere alcuni sviluppi. Ho avuto la fortuna, in quegli anni, di seguire i corsi del professore Rodotà che già allora ci parlava degli sviluppi che avrebbe avuto l’uso dei dati associati all’informatica».

E non sbagliava. «Certo. Con il passare degli anni tutto questo ha comportato dei sacrifici per molti, in quanto il commercio tradizionale ne ha risentito ma anche molte opportunità. Soprattutto per i giovani che hanno avuto maggiore dimestichezza con questi mezzi. Resta insito un problema, quello del trattamento dei dati personali. Ma in questo caso il legislatore europeo lo Sto arrivando! bene e presta attenzione tutelando il diritto alla riservatezza».

Il vostro lavoro immagino sia cambiato completamente in questi ultimi anni? «Ha ragione perfettamente. Il mondo è cambiato anche con una maggiore circolazione dell’informazione che offre, agli utenti, maggiore consapevolezza sui loro diritti. Il ruolo dell’avvocato deve mantenere una posizione sull’analisi analitica e critica. Oggi con il supporto degli strumenti informatici si è più veloci nell’approccio al problema».

Lei è un civilista che, però, si occupa anche di problematiche legate al mondo dell’editoria. È qualcosa di estremamente attuale? «Assolutamente sì. L’incremento dei social e del web è diventato importante. Mi occupo della tutela della proprietà intellettuale, degli asset immateriali. Una specializzazione che mi ha portato a lasciare la mia regione, l’Abruzzo, e trasferirmi a Roma».

Lei ha il polso della situazione delle difficoltà del mondo dell’editoria? Ritiene che sia un tunnel nel quale non si vede la luce oppure ci sono opportunità di sviluppo e rilancio? «Penso che come tutte le rivoluzioni tecnologiche anche questa abbia un’altra facia della medaglia. Ritengo che ci siano tante opportunità che gli editori più avveduti possono sfruttare. È quello che è accaduto già una quindicina di anni fa quando gli editori hanno capito che potevano monetizzare gli spazi con la pubblicità. Ora c’è il grande cambiamento in atto dovuto all’avvento dell’intelligenza artificiale. Ci sono recenti studi che dimostrano che si contrarrà ulteriormente l’utilizzo di motori di ricerca tradizionali per andare su nuovi motori dati dall’intelligenza artificiale».

Quest’ultima come dobbiamo considerarla: una risorsa oppure un problema? «È un mezzo. Come un coltello che può servire per tagliare il pane o commettere un delitto. L’intelligenza artificiale può essere una risorsa per i giornalisti ma sia ben chiaro che non deve mancare mai l’apporto umano. La capacità critica e analitica del professionista deve essere sempre la stessa. È quanto sta avvenendo anche nel nostro mondo, quello degli avvocati, in molti fanno ampio uso dell’intelligenza artificiale ma è anche vero che molti tribunali hanno iniziato a bacchettare chi abusa del copia e incolla».

Il diritto d’autore corre il rischio di andare a farsi friggere oppure no? «Il margine è ampio. Non viene meno il diritto d’autore perché lo stesso software è protetto dal diritto d’autore».

Il suo legame con l’Abruzzo quanto è forte? «Fortissimo. Ho casa a L’Aquila dove torno spesso. Ma anche dal punto di vista professionale mi sono occupato anche del dopo terremoto. Una cosa che mi ha reso orgoglioso è l’aver ottenuto, nei primi anni della ricostruzione, una importante sentenza del Consiglio di Stato, quando i consorzi affidavano gli appalti finanziati con soldi pubblici, con criteri un po’ oscuri e arbitrari. Noi chiedemmo al TAR se avevamo diritto di accesso ai verbali con i quali venivano affidati questi lavori e ci venne detto di no. Un nostro cliente ebbe il coraggio di andare avanti e il Consiglio di Stato ci diede ragione, stabilendo che il privato che utilizza soldi pubblici deve dare accesso ai verbali in ossequio dei principi della trasparenza e della parità di trattamento».

Cosa ricorda di quella maledetta notte del 6 aprile 2009? «Ricordo che andai via da L’Aquila alle otto di sera. Salutai l’allora mia fidanzata, oggi mia moglie, e mia mamma dicendo che ci saremmo rivisti qualche giorno dopo. Ero a Roma, nel mio appartamento, e mi svegliai nel cuore della notte con la scossa, con il letto che tremava. Un secondo dopo capii che era successo qualcosa di immane a L’Aquila. C’erano state parecchie scosse, tutti avevano paura e il collegamento fu immediato. Una notte terribile. Riuscii a parlare con mia moglie dopo un’ora circa ma mia mamma non la riuscivo a rintracciare. Passarono quattro o cinque ore terribili fino a quando non sentii la sua voce per telefono».

Lei è considerato un abruzzese eccellente. Fa parte di questa associazione EXTRA che raccoglie le migliori professionalità abruzzesi nel mondo. Per chi viene dalla provincia cosa rappresenta? «È una conferma che il lavoro paga sempre. La mia testardaggine, che è doppia perché sono per metà abruzzese e per metà sardo, e la caparbietà nel lavoro porta sempre buoni frutti. Il mio impegno in Extra nasce dal mio coinvolgimento come responsabile degli affari legali dell’associazione che abbiamo recentemente rinnovato, con un nuovo statuto, più efficace e più aperto, anche perché, come dicevamo, coinvolge vere e proprie eccellenze professionali che permette di parlare della nostra regione e non solo come territorio del sud ma come luogo che ha dato e continua a dare al nostro Paese tante figure di eccellenza».

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