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La nostra inchiesta

Campli, macello abusivo di agnelli rubati: le domande chiave su cui s'indaga e cosa sappiamo

Il teatro della vicenda è un garage, le persone coinvolte risulterebbero già note in ambito giudiziario

Foto d'archivio
Foto d'archivio
di Giancarlo Falconi
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CAMPLI. Un’indagine che solleva interrogativi inquietanti e apre scenari ancora tutti da chiarire. Dietro il silenzio del segreto istruttorio emergono i contorni di una vicenda fatta di furti, macellazioni clandestine e possibili canali di vendita ancora nell’ombra. Dove finiva quella carne? Chi alimentava davvero quel mercato nascosto? Domande che, per ora, restano senza risposta ufficiale ma che guidano il lavoro degli investigatori.

Nella prima puntata dell’inchiesta sul macello abusivo di agnelli rubati a Campli, il dubbio principale riguardava proprio la destinazione degli animali macellati: a chi sarebbero stati venduti, oggi e in passato, e con quali numeri di lotto identificativi. Al centro, una lunga scia di sangue e sofferenza, mentre gli inquirenti seguono un possibile filone di vendite che potrebbe coinvolgere diversi esercizi commerciali e privati.

Il teatro della vicenda è un garage trasformato in macello improvvisato, dove agnelli di appena tre mesi venivano appesi come panni funebri, in totale violazione delle norme igienico-sanitarie, di sicurezza e sul benessere animale. Una situazione che lascia intravedere una storia complessa e potenzialmente ramificata.

Dopo la denuncia per furto di animali, i Carabinieri insieme al Servizio Veterinario-Igiene alimentare di origine animale della ASL di Teramo sono entrati in una rimessa di una frazione farnese. Davanti ai loro occhi una scena definita raccapricciante: agnellini appesi, carcasse sparse e altri piccoli ancora vivi, in continuo richiamo. Il proprietario è riuscito a salvare alcuni esemplari: venti agnelli di circa tre mesi ancora in vita, mentre quindici erano già stati macellati.

I Carabinieri Forestali di Campli e Nereto hanno identificato i presunti responsabili del furto e della macellazione abusiva. Informata la Procura, l’area è stata posta sotto sequestro e le carcasse smaltite secondo le procedure di legge da una ditta autorizzata. Le persone coinvolte risulterebbero già note in ambito giudiziario.

Ma l’inchiesta non si chiude qui. Restano aperti i nodi principali: la rete di distribuzione, i possibili acquirenti e la reale portata del fenomeno. Elementi che potrebbero far emergere sviluppi investigativi ben più ampi, mentre gli investigatori continuano a ricostruire, pezzo dopo pezzo, la verità dietro questo macello clandestino.