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di Tito Di Persio

Anche la costa abruzzese finisce sotto la lente d’ingrandimento per gli effetti della crisi climatica. Mareggiate, erosione, eventi meteorologici estremi e consumo del suolo stanno mettendo sotto pressione uno dei patrimoni ambientali ed economici più importanti della regione. È quanto emerge dal nuovo report “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane” di Legambiente, realizzato insieme all’Osservatorio Città Clima, che fotografa una situazione sempre più preoccupante lungo i litorali italiani.
Secondo lo studio, dal 2010 al 2026 sono 308 i comuni costieri italiani colpiti da eventi meteo estremi, pari al 48% del totale delle località costiere, con ben 1.073 episodi registrati. Un fenomeno in crescita costante: fino al 2025 i comuni coinvolti erano il 45,4%, mentre nel 2024 erano il 41,2%.
A preoccupare maggiormente sono gli allagamenti causati da piogge intense (404 casi), le trombe d’aria (286) e le mareggiate (107). Proprio queste ultime hanno registrato un’impennata negli ultimi cinque anni, con un aumento del 550%, mentre le raffiche di vento sono cresciute dell’80%.
A questi fenomeni si aggiunge il problema dell’erosione costiera, che negli ultimi cinquant’anni ha portato alla perdita di oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge italiane, secondo i dati Ispra. Un’emergenza che interessa anche l’Abruzzo, dove diversi tratti di litorale sono da anni alle prese con il progressivo arretramento della linea di costa.
«Il Report Spiagge 2026 restituisce un quadro che, anche in Abruzzo, conferma la necessità di un cambio di passo nella gestione e nella tutela del nostro patrimonio costiero», dichiara Donatella Pavone, direttrice di Legambiente Abruzzo.
«La costa abruzzese rappresenta una risorsa ambientale, economica e sociale di straordinario valore – aggiunge – ma è sempre più esposta agli effetti della crisi climatica, all’erosione costiera, alla pressione antropica e a un consumo del suolo che continua a compromettere gli equilibri naturali».
Per Legambiente la strada da seguire passa dalla tutela degli ecosistemi e dalla prevenzione. «Occorre investire nella conservazione e nel ripristino degli ecosistemi dunali, nella rinaturalizzazione dei litorali e in una pianificazione capace di coniugare sviluppo turistico e salvaguardia dell’ambiente», sottolinea Pavone.
L’associazione ambientalista torna quindi a chiedere alle istituzioni regionali e locali di rafforzare le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, limitare nuove trasformazioni nelle aree costiere più fragili e promuovere una gestione sostenibile delle spiagge.
Secondo Legambiente, l’Italia sconta anche un ritardo rispetto ad altri Paesi europei. Spagna, Inghilterra e Belgio hanno già adottato strategie specifiche per affrontare gli effetti della crisi climatica sulle coste, mentre nel nostro Paese manca ancora un piano nazionale di adattamento dedicato alle aree costiere.
Tra le proposte avanzate al Governo ci sono l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, una legge contro il consumo di suolo, interventi di rinaturalizzazione delle coste, il recupero delle dune e delle zone umide, oltre alla tutela della libera fruizione delle spiagge.
Un capitolo importante riguarda anche la posidonia spiaggiata, spesso considerata un rifiuto ma che, secondo gli esperti citati nel rapporto, rappresenta invece un alleato naturale contro l’erosione perché protegge gli arenili dall’azione delle mareggiate. Legambiente invita quindi a evitare interventi di pulizia meccanizzata indiscriminata che possono contribuire alla perdita di sabbia.
Sul fronte delle concessioni balneari, l’associazione chiede che le future gare non si limitino a sostituire gli attuali gestori, ma diventino un’occasione per una nuova gestione sostenibile delle coste.
«Bisogna evitare che la stagione dei bandi si traduca nella semplice sostituzione dei gestori, cristallizzando per altri decenni un assetto già oggi insostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico», afferma Sebastiano Venneri, responsabile turismo e innovazione di Legambiente.
Il messaggio lanciato da Legambiente è chiaro: le coste italiane, e anche quelle abruzzesi, non possono più essere difese soltanto rincorrendo le emergenze. Servono programmazione, investimenti e una nuova idea di tutela del territorio.