In strada
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di Giancarlo Falconi

TERAMO. Un'ecografia bilaterale della mammella prenotabile nel 2029. Un ecodoppler disponibile anch'esso tra diversi anni. Una risonanza magnetica al piede fissata per il 2027 attraverso il servizio sanitario pubblico, ma eseguibile in regime intramoenia appena due giorni dopo, al costo di 132 euro.
Sono numeri e date che alimentano interrogativi sempre più pressanti sullo stato delle liste d'attesa nella sanità pubblica e sulla reale accessibilità delle prestazioni diagnostiche per tutti i cittadini.
Al netto delle responsabilità di chi non si presenta agli appuntamenti senza disdire la prenotazione e di chi contribuisce ad allungare ulteriormente le attese, fenomeni che meritano controlli e sanzioni adeguate, resta una domanda di fondo: cosa deve fare un cittadino che ha bisogno di un esame in tempi ragionevoli ma non dispone delle risorse economiche necessarie per accedere all'intramoenia?
È una questione che riguarda il diritto alla salute e che investe direttamente il tema dell'equità del sistema sanitario. Se una prestazione è disponibile in pochi giorni a pagamento ma richiede anni di attesa nel circuito pubblico, il rischio percepito da molti utenti è quello di una sanità a doppia velocità: una per chi può permettersi di pagare e una per chi, invece, è costretto ad attendere.
Domande che meritano risposte e che vorremmo rivolgere anche al dottor Roberto Brucchi, responsabile regionale delle liste d'attesa e recentemente nominato direttore regionale della Sanità abruzzese.
Nel nostro piccolo osservatorio giornalistico, negli ultimi due mesi, abbiamo raccolto oltre cento testimonianze da parte di cittadini della provincia di Teramo. Racconti diversi ma accomunati dallo stesso denominatore: la difficoltà di accedere in tempi compatibili alle prestazioni sanitarie necessarie.
Il tema non riguarda soltanto l'organizzazione del sistema, ma anche la prevenzione. È difficile chiedere ai cittadini di sottoporsi a controlli periodici, screening ed esami diagnostici quando gli stessi controlli diventano, nei fatti, difficilmente accessibili.
La prevenzione rappresenta uno dei pilastri della sanità moderna, ma per essere efficace deve essere realmente disponibile per tutti. La salute non può trasformarsi in un privilegio legato alla disponibilità economica. Per questo motivo cresce la richiesta di interventi concreti, capaci di ridurre le liste d'attesa e garantire pari opportunità di cura a ogni cittadino.
La domanda, dunque, resta aperta: come si intende rispondere a chi oggi si vede proporre una visita nel 2029 oppure una prestazione immediata a pagamento? E soprattutto, chi tutela chi quei 132 euro non li ha?