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Ambiente

Lungo fiume a Teramo, crescono i rifugi di fortuna: degrado e disagio sociale sotto gli occhi di tutti

Una presenza che, con amara ironia, qualcuno definirebbe ormai pronta persino al pagamento di Imu e Tari, tanto appare stabile e radicata nel contesto

Lungo fiume a Teramo, crescono i rifugi di fortuna: degrado e disagio sociale sotto gli occhi di tutti
di Giancarlo Falconi
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Continuano ad arrivare alla nostra redazione segnalazioni riguardanti la presenza di rifugi di fortuna lungo il fiume Tordino, a Teramo. Situazioni che, secondo quanto documentato durante alcuni sopralluoghi, sembrano ormai consolidarsi nel tempo senza che vi siano interventi visibili di controllo o monitoraggio.

In una delle aree pic-nic del lungofiume è stata allestita una vera e propria capanna improvvisata. Un giaciglio protetto da una barriera realizzata con materiali di recupero, probabilmente per ripararsi dagli animali e dalle insidie della notte. A completare la struttura, un grande telo di plastica nero sistemato tra la vegetazione e utilizzato come copertura impermeabile.

Una presenza che, con amara ironia, qualcuno definirebbe ormai pronta persino al pagamento di Imu e Tari, tanto appare stabile e radicata nel contesto.

Ma non si tratta di un episodio isolato. Ulteriori segnalazioni sono giunte dalle zone di ponte San Ferdinando e ponte San Francesco, dove sarebbero presenti situazioni analoghe. Anche in questi casi la domanda dei cittadini è sempre la stessa: dove sono i controlli?

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il decoro urbano. Dietro queste strutture di fortuna emerge una problematica ben più profonda, fatta di marginalità, povertà e fragilità sociali che trovano rifugio negli angoli meno visibili della città.

Durante le verifiche effettuate sul posto abbiamo riscontrato una situazione che definire imbarazzante sotto il profilo umano e sociale non appare eccessivo. Da una parte il degrado ambientale, dall'altra persone costrette a vivere in condizioni precarie e lontane da qualsiasi forma di assistenza evidente.

La domanda resta aperta: chi deve intervenire? Le forze dell'ordine, i servizi sociali, il Comune, le associazioni del territorio? Nel frattempo, lungo il fiume, i rifugi continuano a moltiplicarsi e il problema cresce nel silenzio generale.

Chi si farà carico di una situazione che non può più essere ignorata?