Controlli
Bar chiuso a Martinsicuro per 10 giorni: «Ritrovo di persone con gravi precedenti»
di Tito Di Persio

TERAMO. Non più soltanto un riparo occasionale. Sotto alcuni viadotti che attraversano l’area del fiume Tordino, nel territorio comunale di Teramo, sembrano essere stati allestiti veri e propri spazi di vita quotidiana.
Sedie, tavoli, sdraio, barbecue e altri oggetti sistemati come se quelle aree fossero diventate stanze all’aperto, piccoli appartamenti improvvisati sotto il cemento dei ponti.
E tutto questo accade nel capoluogo di provincia, a poche centinaia di metri in linea d’aria dal centro storico.
La questione non può essere ridotta soltanto al decoro urbano. Esistono evidenti profili legati alla sicurezza delle persone che frequentano o occupano questi spazi, alle condizioni igienico-sanitarie, al rischio di incendi e alla stessa fruibilità delle aree prossime al corso del fiume.
Da qui una serie di domande che meritano risposte.
Chi dovrebbe vigilare su questi luoghi? Sono stati effettuati sopralluoghi? Le persone presenti sono state identificate dalle autorità competenti? È stato verificato se si tratti di presenze occasionali oppure di occupazioni ormai stabili? E soprattutto: Comune, Polizia Locale e servizi sociali sono a conoscenza della situazione?
Identificare non significa criminalizzare. Significa sapere chi vive in condizioni di evidente precarietà, verificare eventuali situazioni di fragilità e, nello stesso tempo, garantire sicurezza e rispetto delle regole in spazi pubblici che non possono trasformarsi silenziosamente in insediamenti permanenti.
Teramo non può permettersi zone franche a poche centinaia di metri dal proprio centro.
La fotografia dei sottoviadotti del Tordino pone allora una domanda molto semplice: chi controlla e da quanto tempo nessuno interviene?