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Sanità

Teramo, due visite al 2028: il futuro dei bambini bloccato dalle liste d’attesa

Al centro del caso le liste d’attesa della Neuropsichiatria infantile della Asl di Teramo: cosa sta succedendo e le testimonianze dei genitori

Teramo, due visite al 2028: il futuro dei bambini bloccato dalle liste d’attesa
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. L’allarme corre tra le famiglie teramane e approda ora sui tavoli della politica regionale. Al centro, ancora una volta, le liste d’attesa della Neuropsichiatria infantile della Asl di Teramo, già oggetto della nostra inchiesta sui ritardi nei servizi sanitari dedicati ai minori. Un caso che si allarga e che chiama in causa direttamente i vertici della sanità abruzzese.

Il presidente della commissione vigilanza della Regione Abruzzo, Sandro Mariani, ha scritto alla ASL di Teramo chiedendo chiarimenti formali. Nella nota si sollecita “un cortese riscontro in merito alle segnalazioni recentemente emerse e riguardanti presunti ritardi estremamente prolungati nella refertazione dei test e nella presa in carico dei minori presso il servizio di Neuropsichiatria Infantile della Asl di Teramo”.

Secondo quanto riferito da diverse famiglie, si registrerebbero attese di mesi – in alcuni casi di anni – per la consegna dei referti diagnostici e per gli appuntamenti successivi. Ritardi che, se confermati, inciderebbero in modo pesante sui percorsi terapeutici, scolastici e riabilitativi dei minori, con ripercussioni economiche e psicologiche per i nuclei familiari, spesso costretti a rivolgersi al privato per non interrompere le terapie.

Le testimonianze continuano ad arrivare. Genitori che raccontano di sacrifici economici per sostenere visite e test a pagamento, altri che parlano di terapie sospese per mancanza di risorse. E c’è un secondo caso, ora al vaglio, che riferisce di una prenotazione fissata addirittura al 2028. Una famiglia che, pur avendo effettuato i test in regime privato, dovrà comunque attendere il pubblico per la documentazione necessaria alla scuola. Un intreccio burocratico che si traduce in un vero e proprio percorso a ostacoli: appuntamenti fissati a oltre due anni di distanza mentre le scadenze scolastiche impongono il piano individuale entro settembre, senza deroghe legate a responsabilità pubbliche.

Nella parte conclusiva della richiesta, Mariani chiede di sapere se le criticità segnalate corrispondano al vero, quali siano i tempi medi di refertazione, lo stato attuale delle liste d’attesa, le cause degli eventuali ritardi e quali misure organizzative o di potenziamento del personale l’Azienda stia adottando o intenda adottare.

Ora l’attenzione si sposta anche sul responsabile regionale delle liste d’attesa, Maurizio Brucchi: quali report arrivano dai reparti? Perché si è dovuti arrivare alla denuncia pubblica per accendere i riflettori sul problema?

L’azienda sanitaria fa sapere di essere al lavoro per incrementare il servizio. Ma mentre si attendono risposte ufficiali e numeri verificabili, resta sullo sfondo una realtà fatta di appuntamenti lontani e diagnosi sospese. E per molte famiglie, più che una questione organizzativa, è una corsa contro il tempo che nessuno può permettersi di perdere.