Lavoro
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di Redazione Teramo

TERAMO. Tra attese interminabili e improvvise accelerazioni, la neuropsichiatria infantile di Teramo continua a raccontare una storia fatta di ombre e, solo in parte, di spiragli.
Per anni le famiglie hanno denunciato una situazione ormai cronica: liste d’attesa che sfiorano i due anni solo per ottenere una prima visita, ritardi difficili da giustificare persino per il ritiro dei risultati dei test diagnostici.
Un percorso a ostacoli che pesa doppiamente, perché senza una diagnosi rilasciata dal servizio pubblico la scuola statale non può recepire alcun piano educativo individualizzato redatto da specialisti privati.
Eppure, qualcosa si è mosso. Alcune famiglie sono state ricontattate nelle ultime settimane, con appuntamenti fissati fino a novembre 2026. Un traguardo che non consente ancora l’accesso scolastico previsto per settembre dello stesso anno, ma che rappresenta comunque un passo avanti rispetto al recente passato. Una coincidenza? O l’effetto dell’attenzione mediatica accesa sulla vicenda?
Non per tutti, però, il copione è cambiato. Ci sono nuclei familiari ancora fermi con convocazioni proiettate addirittura al 2028. Altri vivono il paradosso di figli oggi sedicenni che, a causa delle nuove norme sui piani terapeutici, rischiano di diventare maggiorenni prima di essere visitati, restando così esclusi dal percorso previsto.
E c’è chi ha ricevuto la notizia, quasi inattesa, che i risultati dei test erano improvvisamente pronti. Un sistema che alterna lentezze esasperanti e accelerazioni improvvise continua a lasciare aperte molte domande. Per le famiglie, però, non si tratta di miracoli o colpi di fortuna, ma di diritti che attendono risposte certe e tempi finalmente adeguati. Merito della nostra inchiesta? Felici della strana coincidenza...