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La protesta

Teramo, a Cona dopo la centrale elettrica ora spariscono anche i parcheggi? I residenti chiedono risposte

La contestata “delocalizzazione” dell’impianto ha spostato il problema solo di pochi metri. Adesso i lavori sui marciapiedi fanno temere una nuova riduzione dei posti auto. E dalla macroarea, denunciano i cittadini, nessuna voce

Teramo, a Cona dopo la centrale elettrica ora spariscono anche i parcheggi? I residenti chiedono risposte
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Non era bastata quella che molti residenti continuano a considerare una delocalizzazione soltanto sulla carta. La centrale elettrica della Cona ha cambiato posizione, è vero, ma ha trovato casa poco più in là, in zona Gattia, a una distanza che per chi vive quotidianamente il quartiere appare quasi simbolica: poco più di un attraversamento pedonale.

Tra non molto arriverà probabilmente anche il momento del taglio del nastro. E non è difficile immaginare dichiarazioni soddisfatte, fotografie istituzionali e parole sulla soluzione finalmente raggiunta. Ma alla Cona il clima è molto diverso.

Perché mentre la vicenda della centrale continua a lasciare più di una perplessità, adesso si aggiunge un nuovo motivo di preoccupazione: i lavori in corso sui marciapiedi e nelle aree immediatamente adiacenti.

I residenti temono che gli interventi possano comportare la perdita di altri posti auto, già considerati insufficienti rispetto alle esigenze di chi abita nella zona. Una preoccupazione che sta crescendo con l'avanzare del cantiere e con l'assenza, almeno per ora, di spiegazioni chiare sul numero degli stalli che resteranno effettivamente disponibili.

Il punto, ancora una volta, non è essere contrari ai lavori o alla riqualificazione dei marciapiedi. Il problema è comprendere quale progetto complessivo esista per il quartiere e quale equilibrio sia stato previsto tra sicurezza pedonale, viabilità e possibilità di parcheggio.

Perché ogni intervento, preso singolarmente, può essere presentato come migliorativo. Ma quando gli effetti vengono sommati, il rischio è che a pagare siano sempre gli stessi residenti.

E la macroarea? Silente, distratta o semplicemente incapace di intercettare il malcontento?

Alla Cona ormai anche ciò che dovrebbe provocare una discussione pubblica sembra trasformarsi rapidamente in ordinaria amministrazione. Una centrale spostata di pochi metri, parcheggi che potrebbero diminuire, cantieri che avanzano senza che i cittadini conoscano fino in fondo il risultato finale.

La domanda, allora, è semplice: qualcuno ha intenzione di intervenire prima che i lavori siano conclusi e ogni contestazione diventi inutile?

Perché un quartiere non dovrebbe scoprire il proprio futuro guardando giorno dopo giorno l'avanzamento di un cantiere. Dovrebbe conoscerlo prima. E soprattutto dovrebbe avere qualcuno disposto ad ascoltarlo.