La visita
Il presidente nazionale del patronato Acli arriva a Teramo: due giorni per ascoltare il territorio
di Tito Di Persio

TERAMO. Gennaio 2025. Il CSI presenta due progetti di riqualificazione che vanno ben oltre la semplice sistemazione di impianti sportivi. L’idea è quella di restituire spazi, occasioni di aggregazione e nuova centralità a due aree della città attraverso i fondi del Piano Nazionale Complementare Next Appennino, misura B02.1.
Tra gli interventi annunciati c’è anche quello di Colleatterrato Basso: un nuovo manto in resina, segnature e attrezzature per calcio a 5, basket, pallavolo e tennis. A San Nicolò a Tordino, invece, il progetto prevede la realizzazione di due campi da padel inclusivi con annessi spogliatoi.
Il valore complessivo dell’operazione è di 383.451 euro: 263.365 euro finanziati e circa 120mila euro provenienti dal cofinanziamento.
Diciotto mesi dopo siamo tornati a Colleatterrato per verificare cosa sia accaduto e, soprattutto, quale sia stato il risultato dell’interazione tra il Comune di Teramo e il CSI.
Il risultato, almeno agli occhi di chi arriva oggi nell’area, è semplice da raccontare: nulla.
Nessun impianto riqualificato, nessuna nuova funzione sportiva, nessun segnale concreto di quella trasformazione annunciata. Resta invece il degrado di uno spazio che avrebbe potuto rappresentare molto di più per un quartiere già duramente colpito e rallentato dagli effetti del terremoto.
Ed è proprio questo l’aspetto che pesa maggiormente. Colleatterrato non avrebbe bisogno soltanto di una manutenzione ordinaria, ma di una visione. Per posizione, spazi e caratteristiche, l’area potrebbe diventare una vera Cittadella dello Sport, capace di tenere insieme attività agonistica, sport di base, inclusione, giovani, famiglie e iniziative sociali e culturali.
Un quartiere con una vista che spazia dal Gran Sasso fino al mare potrebbe trasformare un impianto sportivo in un punto di riferimento urbano, invece di continuare a convivere con strutture lasciate all’incuria e promesse che, almeno fino ad oggi, non hanno prodotto risultati visibili.
A questo punto le domande sono inevitabili. A che punto è realmente il progetto? I finanziamenti sono ancora disponibili? Quali sono i tempi previsti per l’apertura dei cantieri? Quali responsabilità competono al Comune e quali al CSI?
Dopo un anno e mezzo non è più il tempo degli annunci. È il momento delle risposte.
Perché Colleatterrato non può continuare a essere ricordato soltanto quando c’è da presentare un progetto. Un quartiere già ferito dal sisma avrebbe meritato, e merita ancora oggi, ben altro rispetto istituzionale.
Posso anche renderlo più duro e polemico, con un titolo del tipo: “Colleatterrato, la Cittadella dello Sport rimasta sulla carta: 383mila euro e nessun cantiere”.