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Salute

Teramo, 310 visite gratuite in due anni: cresce la richiesta allo studio di medicina solidale KUM

Il servizio di via Potito Randi sostiene chi non riesce ad accedere alle cure specialistiche: due pazienti su tre sono italiani, soprattutto richieste per psicologia, psichiatria, ortopedia e cardiologia

Un momento della presentazione
Un momento della presentazione
di Redazione Teramo
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TERAMO. Sono state 310 le visite gratuite effettuate in poco più di due anni dallo studio polispecialistico di medicina solidale KUM di Teramo. Un’attività cresciuta rapidamente: dalle 37 prestazioni registrate tra giugno e dicembre 2024 si è passati alle 113 del 2025, fino alle 160 effettuate nei primi sei mesi del 2026.

I numeri sono stati illustrati dalla presidente dell’associazione KUM!, affiliata AUSER, Giovanna Zippilli, e dal coordinatore dei medici Renato Gregorini, insieme al sindaco Gianguido D’Alberto e all’assessore al Sociale Stefania Di Padova.

Lo studio, ospitato nei locali comunali di via Potito Randi attraverso un patto di collaborazione tra Comune e associazione, si rivolge alle persone in difficoltà economica che faticano ad accedere alle prestazioni sanitarie.

Due pazienti su tre sono italiani

Le richieste riguardano soprattutto visite psicologiche e psichiatriche, ortopediche, cardiologiche e internistiche. Due terzi delle persone che si sono rivolte al servizio sono di origine italiana.

Molti pazienti arrivano autonomamente oppure vengono indirizzati dai servizi sociali del Comune di Teramo, dalla Caritas e dal Comune di Montorio al Vomano. Più contenuti gli invii da parte di altri enti, associazioni, cooperative sociali e medici di famiglia.

A prestare gratuitamente la propria attività sono professionisti ancora in servizio e medici in pensione. Nel tempo sono state avviate anche collaborazioni con alcuni dentisti dell’ANDI e con il primario di Oculistica dell’ospedale di Teramo Antonello Troiano.

«Un’attività in crescita»

«KUM è una parola di origine aramaica che vuol dire “alzati” – ha spiegato Giovanna Zippilli – e che rappresenta il senso dell’attività di questo studio». La presidente ha sottolineato la progressiva crescita delle visite e ha ricordato anche il contributo della Fondazione Tercas, che ha consentito il rinnovo di un macchinario medico.

Per l’amministrazione comunale l’esperienza rappresenta uno strumento per intercettare situazioni di fragilità che rischiano di restare fuori dai normali percorsi di cura, senza sostituirsi al Servizio sanitario nazionale ma affiancandolo attraverso i servizi di prossimità.

L’obiettivo è ampliare la rete

Il prossimo passo, ha spiegato Gregorini, sarà rafforzare ulteriormente la collaborazione tra volontari e associazioni impegnate contro la povertà.

«Nell’ambito dell’esperienza di KUM vorremmo provare ad alzare l’asticella e per farlo dobbiamo fare sempre più rete», ha evidenziato, richiamando una difficoltà economica che sempre più spesso si traduce anche nella rinuncia o nel rinvio delle cure.