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Il caso

Silvi, la ricostruzione della presunta aggressione alla vicesindaca: le fasi, dal diverbio alle dimissioni di Lella

Il consiglio comunale fermo, il confronto nella sala della giunta, l'arrivo della polizia locale e le dimissioni dell'assessore Lella: le tappe della vicenda

La vicesindaca
La vicesindaca
di Tito Di Persio
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SILVI. Una ricostruzione fatta di orari, testimonianze e dichiarazioni che, messe in fila, provano a restituire quanto sarebbe accaduto nella sala della giunta comunale di Silvi, prima che potesse iniziare il consiglio comunale. Il consiglio avrebbe dovuto partire alle 19.30, ma quella sera l'aula consiliare è rimasta per diversi minuti vuota. Non per un ritardo casuale, ma perché la maggioranza era ancora riunita nella sala della giunta. Ed è proprio lì, secondo la ricostruzione fornita dalla vicesindaca Luciana Di Marco e sulla base dei racconti di alcune persone presenti, che sarebbe iniziato e poi degenerato il confronto con l'assessore all'Urbanistica Gianpaolo Lella.

Alle 20.15 il consiglio non può ancora partire. Nessun esponente della maggioranza è in aula. Nella stanza della giunta, invece, i toni della discussione si alzano. Chi si trova nelle vicinanze racconta di aver sentito voci concitate e anche alcuni urli. Comincia così un continuo andirivieni di personale comunale, mentre fuori dalla sala cresce l'interrogativo su cosa stia accadendo.

Poi, intorno alle 20.25, la vicesindaca Di Marco esce dalla stanza. È visibilmente provata. Scambia alcune parole con il presidente del consiglio Fabrizio Valloscura e si dirige verso una porta laterale. Ha le mani sul volto e appare in lacrime. Per chi è già in aula è il primo segnale concreto che all'interno della giunta sia accaduto qualcosa di serio.

Pochi minuti dopo arrivano anche gli agenti della Polizia Locale. Successivamente raggiungono l'aula il sindaco Andrea Scordella e i consiglieri della Lega Vincenzo Caruso e Giuseppina Vallescura. Solo a quel punto viene raggiunto il numero legale e il consiglio può finalmente cominciare.

In aula, però, il clima è completamente diverso da quello di una normale seduta amministrativa. Il sindaco, davanti a un'assise fortemente ridotta per le assenze, prova a stemperare la situazione parlando di una «improvvisa influenza virale». Una spiegazione che non chiarisce quanto appena accaduto e che lascia la minoranza, presente in aula, sorpresa e incredula.

L'opposizione decide comunque di rimanere per affrontare l'unico punto all'ordine del giorno: la discussione sui debiti fuori bilancio relativi ai fondi destinati agli sfollati della frana di via Santa Lucia. A intervenire è l'assessore al Bilancio Alessandro Valleriani. Poi la seduta termina.

Lella lascia l'aula accigliato. Nessuna dichiarazione pubblica. Il giorno successivo, alle 12, arriva invece la comunicazione formale delle sue dimissioni da assessore, trasmessa via Pec al sindaco Scordella.

Ma è nella ricostruzione successiva, affidata alle testimonianze dirette, che prendono forma i contorni della vicenda. La ricostruzione della vicesindaca parla di un'aggressione fisica al termine di una discussione politica. Di Marco, ancora in ospedale, racconta di stare male e di avere ancora negli occhi le proprie figlie, che avrebbero assistito alle conseguenze dell'episodio. «Sento ancora le sue mani che mi stringono il collo», avrebbe raccontato, spiegando di aver pensato soprattutto alle sue bambine e al diritto di ogni donna di poter esprimere liberamente il proprio pensiero senza paura. Una ricostruzione che dovrà naturalmente essere verificata dagli organi competenti.

A questa prima testimonianza si affianca quella del presidente del consiglio Valloscura, che racconta cosa ha visto direttamente nei minuti immediatamente successivi al diverbio. «Luciana, dopo il diverbio, mi si è avvicinata sconvolta e mi ha chiesto di seguirla perché voleva dirmi qualcosa», riferisce. La vicesindaca gli avrebbe indicato una stanza laterale, ma quando Valloscura è arrivato non l'ha più trovata. «Tutti i particolari della vicenda li abbiamo appresi a mezzanotte. Sono cose da condannare completamente», aggiunge il presidente del consiglio, spiegando di aver successivamente inviato un messaggio di solidarietà alla vicesindaca. Anche il marito di Di Marco sarebbe arrivato sul posto. Secondo quanto riferito da Valloscura, non sarebbe invece arrivata nell'immediato un'ambulanza.

La ricostruzione si allarga poi a monte dell'episodio, per capire cosa l'avrebbe innescato. Dietro quella discussione, tuttavia, secondo la ricostruzione della stessa Di Marco, non ci sarebbe soltanto una contrapposizione personale. La tensione sarebbe maturata all'interno di un confronto politico più ampio sui rimborsi e sui contributi previdenziali degli amministratori liberi professionisti. La vicesindaca riferisce infatti che i rappresentanti provinciali di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Noi Moderati avevano predisposto una nota congiunta chiedendo di rinviare due delibere. La prima riguardava circa 7mila euro di rimborso al sindaco Scordella per le spese sostenute per raggiungere Silvi e svolgere le riunioni di giunta, essendo residente all'Aquila. La seconda superava i 70mila euro e riguardava i contributi di Gianpaolo Lella, Giuseppina Di Giovanni, Beta Costantini e Alessandro Valleriani, tutti liberi professionisti iscritti ai rispettivi albi.

La questione, secondo quanto spiegato dalla vicesindaca, riguarda il versamento dei contributi professionali da parte del Comune per gli assessori che esercitano la libera professione, materia sulla quale esistono orientamenti e comportamenti differenti tra gli enti locali. Ed è proprio su questo punto che, sempre secondo il racconto di Di Marco, si sarebbe consumato lo scontro: da una parte la richiesta di rinviare le delibere, dall'altra la volontà degli interessati di ottenere quanto ritengono spettante. «Io stavo dicendo questo, proteggendo i consiglieri dalle minacce», ha raccontato la vicesindaca, chiudendo così il cerchio della propria versione dei fatti.

Una vicenda amministrativa che, nel giro di pochi minuti, sarebbe così sfociata in un episodio molto più grave e che ora rischia di trasformarsi anche in una crisi politica per la maggioranza guidata da Scordella.

Il Partito Democratico, attraverso il segretario locale Vito Partipilo, parla di una situazione «inaccettabile» e chiede al sindaco di prendere atto, a suo giudizio, della fine dell'amministrazione. Partipilo distingue però il piano dell'eventuale responsabilità personale da quello politico, sostenendo che le dimissioni di un assessore non sarebbero sufficienti a risolvere una crisi che, secondo il Pd, riguarda l'intera maggioranza. Sulla stessa linea il segretario provinciale del Pd, Robert Verrocchio: «La violenza, verbale o fisica che sia, non è accettabile e non può e non deve mai trovare cittadinanza», soprattutto all'interno delle istituzioni.

Solidarietà alla vicesindaca è arrivata anche dalla Lega, partito del sindaco Scordella. Il coordinatore regionale Vincenzo D'Incecco definisce quanto accaduto «grave e inaccettabile» e ribadisce che il confronto politico, anche quando è acceso, non può degenerare. Dalla parte di Di Marco si schiera anche Marilena Rossi, consigliera regionale e coordinatrice provinciale di Fratelli d'Italia, che parla di un episodio di «inaudita gravità» e chiede che venga fatta piena luce sui fatti e che siano accertate le responsabilità. La Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo ha espresso «profondo sconcerto», sottolineando come un eventuale episodio di violenza fisica all'interno di un'istituzione non possa essere archiviato come una semplice lite politica.

E mentre le dichiarazioni politiche si moltiplicano, a Silvi è andato in scena un secondo capitolo della vicenda. La sera successiva era infatti convocato un nuovo consiglio comunale, ma la maggioranza non si è presentata. Le opposizioni hanno quindi occupato simbolicamente i posti della giunta, mostrando alcuni cartelli con la scritta «vergogna».

In poche ore, quella che doveva essere una normale seduta consiliare si è trasformata in una vicenda che mette insieme uno scontro interno alla maggioranza, questioni economiche e amministrative, dimissioni, accuse di aggressione e una frattura politica sempre più evidente. Ora toccherà agli organi competenti completare la ricostruzione, distinguendo le testimonianze, le dichiarazioni delle persone coinvolte e gli eventuali elementi oggettivi acquisiti. Sul piano politico, invece, la maggioranza di Silvi si trova davanti a una crisi che, dopo quanto accaduto, appare ormai impossibile da ignorare.