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L'episodio choc

Insegnante aggredito in classe in una scuola della Val Vibrata, interviene il Coordinamento diritti umani

L'appello del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti Umani: “Non riduciamo tutto a un problema disciplinare”

(foto di repertorio)
(foto di repertorio)
di Giancarlo Falconi
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NERETO. L’episodio avvenuto in una scuola della Val Vibrata, dove un insegnante di diritto è rimasto ferito dopo essere stato aggredito da alcuni studenti durante l’orario scolastico, riaccende il dibattito sul clima sempre più teso all’interno degli istituti italiani. Sulla vicenda, che resta ora al centro degli accertamenti delle autorità competenti, è intervenuto il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che parla di un fatto “grave e preoccupante” non soltanto sul piano disciplinare, ma soprattutto educativo e sociale.

L'intervento del Cnddu

Secondo il presidente del CNDDU, il professor Romano Pesavento, quanto accaduto rappresenta il segnale di una progressiva perdita di autorevolezza della figura docente e del venir meno di quel rapporto di rispetto reciproco che costituisce la base del percorso scolastico. Una riflessione che va oltre il singolo episodio e che chiama in causa il ruolo della scuola nella formazione delle nuove generazioni.

Il Coordinamento sottolinea come la scuola debba continuare a essere il luogo del confronto civile, della condivisione delle regole e dell’educazione alla responsabilità. Per questo motivo, trasformare un dissenso o un richiamo in un atto di violenza viene considerato un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato.

Particolarmente simbolico, secondo il CNDDU, il fatto che l’aggressione abbia coinvolto proprio un docente di diritto, disciplina che richiama quotidianamente ai principi della convivenza democratica e del rispetto delle norme. “La conoscenza delle leggi non è sufficiente – osserva Pesavento – se non si accompagna alla capacità di interiorizzare valori come il rispetto della persona, l’empatia e la gestione non violenta dei conflitti”. Da qui la richiesta di aprire una riflessione nazionale sul clima relazionale nelle scuole italiane, attraverso percorsi concreti di educazione civica e progetti dedicati alla comunicazione non violenta, alla responsabilità individuale e alla cultura del dialogo.

Il Coordinamento evidenzia inoltre come le eventuali sanzioni disciplinari o giudiziarie non possano essere l’unica risposta a episodi di questo tipo. Accanto alla necessità di accertare eventuali responsabilità, viene ribadita l’importanza di investire in strumenti educativi capaci di prevenire nuove situazioni di tensione e disagio.

Infine il CNDDU ha espresso vicinanza al docente coinvolto, alla comunità scolastica e alle famiglie degli studenti interessati. “La tutela della dignità di chi insegna – conclude il Coordinamento – riguarda il futuro della scuola e la qualità della nostra convivenza civile”. Un richiamo che arriva mentre il mondo dell’istruzione continua a interrogarsi sul crescente disagio giovanile e sul difficile rapporto tra autorità, regole e rispetto reciproco.