Il pesonaggio
Pineto, il Comune celebra la giovane Gaia Costantini
di Redazione Teramo

TERAMO. Il post pubblicato su Facebook da parte del consigliere comunale di Teramo Lanfranco Lancione rappresenta il punto più basso in assoluto toccato dalla maggioranza che amministra Teramo. Dopo aver attaccato e criticato due persone qualunque: il Papa Leone XIV e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il comunista Lancione prova a fare di più e peggio. Certo, nessuno pensava che potesse riuscirci e invece lui, attingendo a risorse sconosciute al mondo civile, riesce a fare il peggio del peggio: attaccare il poliziotto ferito a Torino mentre è sul letto di ospedale e visitato dalla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.
Lancione definisce con l’aggettivo dimostrativo “questo” ( se vuole siamo disposti a spiegargli cosa significhi l’aggettivo dimostrativo) un servitore dello stato che ha rischiato la vita per difendere i valori di uno stato civile, attaccato da una massa di delinquenti, nullafacenti e nullatenenti se non un alto tasso delinquenziale. Adesso è troppo.
Lanfranco Lancione, cubano di adozione e difensore dei diritti dei dittatori, non deve sedere più in un consiglio comunale di una città italiana. Lo deve capire il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto insieme al resto della sua maggioranza. Non chiediamo a Lancione di capirlo perché sarebbe fiato sprecato. Passino le bestemmie pronunciate in aula consiliare più volte in passato e nel presente, passino le critiche al Papa e a Mattarella ma qui, di fronte a questa situazione, il fondo è stato toccato e anche sfondato. A volte si può essere degni di sedere in una assise pubblica e altre, poche per fortuna, indegni. Ecco: Lanfranco Lancione, da San Nicolò a Tordino, operatore di pompe funebri, non ne è degno. Se in Italia non ci sta bene può sempre andarsene definitivamente a Cuba, dove sappiamo lo aspettano, oppure in Corea del Nord dove lo stile di vita è quello che lui adora di più. Il caso, che sembrerebbe locale, non lo è affatto. Certo, di imbecilli che hanno pubblicato post sui social contro il poliziotto ferito ce ne sono stati tanti. Purtroppo oggi è così.
Ma un cittadino che ricopre una carica pubblica non ha più il diritto di farlo. È stato votato, certo, ma non è detto che possa fare o dire tutto quello che vuole. Si dimetta e poi sarà libero di scrivere tutte le sciocchezze che vuole, anche contro il Segretario generale dell’ONU, ma lo faccia fuori dal perimetro di una assise pubblica e senza alcuna carica e senza cervello.