Disagi
Chiusa anche la Sp 56 a Civita di Civitella: continua il dissesto in provincia di Teramo
di Redazione Teramo

SILVI. Il giorno dopo, a Silvi Paese, non è quello della normalità ritrovata. È il giorno del fiato sospeso, della paura per gli effetti della frana che resta addosso e di una domanda che pesa più della frana stessa: poteva andare peggio? Sì. E se non è successo, non è certo per merito della fortuna cieca o della macchina istituzionale impeccabile, ma per la prontezza di una cittadina e per il lavoro concreto degli operatori della Protezione Civile locale.
E allora, caro sindaco Andrea Scordella, una pausa è d’obbligo. Si è fermato ad ascoltare davvero la sua comunità? Ha colto la rabbia, la delusione, lo scoramento che serpeggiano tra le strade del paese? Perché qui non si parla solo di un evento naturale: si parla di ciò che è stato fatto prima. O meglio, di ciò che non è stato fatto.
Una frana segnalata già a gennaio meritava più attenzione? Più controlli? Più prevenzione? Domande semplici, risposte scomode. Perché oggi, osservando il fronte della collina, le crepe sono sotto gli occhi di tutti: umidità diffusa, terreno sempre più fragile, piccoli cedimenti che sembrano preludere a qualcosa di più grande. E allora la domanda torna, insistente: si sta aspettando un altro crollo per intervenire davvero?
La visita dell’ex presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, insieme al confronto con Maurizio Scelli, ha portato all’ipotesi di un commissariamento. Una mossa inevitabile, considerando la presenza di scuole, edifici pubblici e una strada strategica per il trasporto urbano e i soccorsi. Anche il presidente della Provincia, Camillo D'Angelo, ha fatto sentire la sua presenza: capacità decisionale riconosciuta, certo, ma con un contorno di autoreferenzialità che continua a far discutere.
E intanto il problema resta lì, concreto e pericoloso. Un fronte franoso di circa 80 metri che potrebbe allargarsi, sollevarsi, peggiorare. E i ritardi? Quelli restano inspiegabili. Perché i rilevamenti arrivano tardi? Perché i sondaggi si fanno attendere? Possibile che dopo mesi non si sia ancora individuata una causa chiara? Perdite idriche? Cattiva gestione delle acque piovane?
La verità, forse, è più semplice e più amara: si interviene sempre dopo, mai prima. Si rincorrono le emergenze invece di prevenirle.
E allora, sindaco Scordella, più che riflettere serve agire. E serve farlo subito. Prima che la prossima frana non lasci spazio né a polemiche né a seconde occasioni