Montagna
Gran Sasso, nuovo distacco di neve ai Prati di Tivo: paura nella zona della Giumenta
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Un uomo giovane, una figlia piccola, un impiego a rischio. Poi i sintomi: persistenti, invalidanti. Il sospetto di una patologia neurologica che non consente attese indefinite. La prescrizione parla chiaro: priorità differibile, entro 60 giorni. Ma la realtà è un’altra.
L’esame richiesto è un’elettromiografia (EMG), spesso affiancata all’elettroneurografia (ENG), strumenti fondamentali per indagare il funzionamento del sistema nervoso periferico, delle radici spinali e dei muscoli. Indagini essenziali per individuare patologie che vanno dalla sindrome del tunnel carpale alle radicolopatie da ernia del disco, fino a condizioni più gravi come polineuropatie, miastenia gravis, distrofie muscolari e perfino la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Eppure, a fronte di un’urgenza clinica definita, la prima disponibilità utile nel servizio pubblico è fissata a una data che appare paradossale: lunedì 7 agosto 2028.
Non si tratta di un caso isolato, ma di un segnale sempre più frequente: liste d’attesa incompatibili con i tempi della diagnosi e con la vita delle persone. Quando l’accesso agli esami diagnostici si dilata oltre ogni ragionevole limite, il rischio non è solo sanitario, ma anche sociale ed economico.
La domanda resta inevasa: chi tutela questi pazienti? E soprattutto, quanto può ancora reggere un sistema che promette cure nei tempi giusti, ma le rinvia di anni? Nel frattempo, per molti, l’attesa continua. Anche quando la malattia non aspetta.