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Le prime ipotesi

Andrea Moretti morto al Colosseo: il "giallo" della fune di sicurezza e l'allarme del cognato - Cosa è successo all'operaio teramano

Stava lavorando sul versante dell'Anfiteatro Flavio rivolto verso via Labicana quando è precipitato da un'altezza di circa dieci metri, nel tratto compreso tra il terzo e il secondo anello della struttura

Il luogo della tragedia e Andrea Moretti
Il luogo della tragedia e Andrea Moretti
di Tommaso Silvi
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ROMA. Proseguono gli accertamenti sulla morte di Andrea Moretti, il giovane operaio teramano specializzato nei lavori su fune precipitato durante un intervento notturno all'interno del Colosseo nella notte di mercoledì 23 settembre. Gli investigatori stanno cercando di chiarire che cosa sia accaduto nei minuti precedenti alla caduta che è costata la vita al 22enne di Crognaleto mentre era impegnato nelle operazioni di installazione del nuovo impianto elettrico del monumento. Secondo quanto emerso dalle prime verifiche, Moretti stava lavorando sul versante dell'Anfiteatro Flavio rivolto verso via Labicana quando è precipitato da un'altezza di circa dieci metri, nel tratto compreso tra il terzo e il secondo anello della struttura.

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Il racconto dei colleghi

Con lui erano presenti altri due operai specializzati, tra cui il cognato Gabriele, impegnati nelle stesse attività ma in una zona diversa del Colosseo. Sarebbero stati proprio loro a intervenire immediatamente dopo aver avvertito il rumore della caduta. I colleghi hanno raccontato agli investigatori di essersi precipitati sul posto pochi istanti dopo il tonfo, trovando il giovane a terra ancora equipaggiato con casco e dispositivi di protezione. Le loro testimonianze sono ora al centro dell'inchiesta che dovrà ricostruire con precisione la dinamica dell'incidente.

Le verifiche sull'imbracatura

Uno degli aspetti sui quali si stanno concentrando gli accertamenti riguarda il sistema di sicurezza utilizzato durante le lavorazioni in quota. Dai primi rilievi sarebbe emerso che il giovane indossava regolarmente l'imbracatura e il corpetto di protezione, ma al momento della caduta non sarebbe risultato collegato alla fune di trattenuta. Gli investigatori hanno inoltre individuato, diversi metri più in alto rispetto al punto dell'impatto, il dispositivo di ancoraggio al quale avrebbe dovuto essere fissata la cima di sicurezza. I primi riscontri non avrebbero evidenziato segni riconducibili a uno strappo improvviso o a una rottura evidente del sistema.

Attrezzature sotto esame

Tutto il materiale utilizzato durante l'intervento è stato posto sotto sequestro per consentire approfondite verifiche tecniche. Tra gli elementi acquisiti figurano funi, imbracature e altri dispositivi impiegati dagli operai durante le operazioni notturne. Le prime analisi avrebbero evidenziato che le attrezzature risultavano omologate e che la stessa fune recuperata dopo l'incidente sarebbe stata trovata integra. Per questo motivo gli investigatori stanno valutando diverse ipotesi per comprendere che cosa abbia provocato la caduta.

Le ipotesi al vaglio degli investigatori

L'obiettivo dell'inchiesta è accertare se all'origine della tragedia possa esserci stato un problema tecnico legato ai sistemi di ancoraggio oppure una diversa concatenazione di eventi avvenuta durante le operazioni di cablaggio. Al momento dell'incidente Moretti era impegnato in un lavoro particolarmente delicato, finalizzato al collegamento dei cavi che avrebbero dovuto alimentare il nuovo impianto di illuminazione del Colosseo. Un'attività che richiede esperienza e competenze specifiche, caratteristiche che il giovane aveva maturato nel corso della sua attività professionale come operaio rocciatore. Nei prossimi giorni le testimonianze dei colleghi, insieme alle perizie sui dispositivi di sicurezza sequestrati, saranno determinanti per chiarire le cause della tragedia e verificare eventuali responsabilità.