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Ambiente

Pescara, scontro sull'area di risulta: ambientalisti denunciano il "Parco dei veleni". Il Comune frena l'allarmismo

Scoperte 24.000 tonnellate di rifiuti contaminati nel sottosuolo della stazione. Il Forum H2O chiede la bonifica totale a carico di RFI, mentre l'amministrazione punta a una messa in sicurezza mista approvata da Arpa.

Pescara, scontro sull'area di risulta: ambientalisti denunciano il "Parco dei veleni". Il Comune frena l'allarmismo
di Luca Di Renzo
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L'area di risulta di Pescara è al centro di una dura battaglia ambientale e politica a causa del ritrovamento di 24.000 tonnellate di rifiuti e pietrame contaminato nel sottosuolo dell'ex tracciato ferroviario. Gli attivisti del Forum H2O hanno ribattezzato il futuro sito "Parco dei veleni", sollecitando un intervento immediato di rimozione totale, mentre il Comune di Pescara rigetta le accuse parlando di puro allarmismo e confermando l'avvio del progetto del grande parco urbano. Oggi 8 giugno, lo scontro si sposta sulle modalità di intervento nel sottosuolo davanti alla stazione, dove la presenza di sostanze tossiche minaccia le falde acquifere. Per tutelare la salute pubblica e riqualificare l'area, l'amministrazione comunale ha optato per una strategia mista di messa in sicurezza e scavo, basata sui rilievi dell'Arpa.

L'allarme degli ambientalisti

Il cuore della polemica risiede nell'eredità lasciata dal vecchio tracciato ferroviario. Secondo i dati diffusi dagli attivisti del Forum H2O, nel sottosuolo si concentrano ben 24.000 tonnellate di materiali inquinanti che rappresentano un pericolo imminente per le falde acquifere sottostanti. Tra le sostanze rilevate spicca un lungo elenco di contaminanti pericolosi, inclusi agenti altamente tossici e cancerogeni come il tetracloroetilene. Per questa ragione, gli ambientalisti rifiutano qualsiasi compromesso al ribasso, pretendendo una bonifica completa e profonda del terreno, rigettando le soluzioni tampone prospettate dall'ente comunale.

Il Comune replica

Dall'altra parte della barricata, il Comune di Pescara risponde colpo su colpo, definendo le accuse come il solito atteggiamento catastrofistico. Le istituzioni rassicurano la cittadinanza spiegando che la priorità assoluta resta la realizzazione del grande parco della città, un'opera strategica attesa da anni. L'amministrazione sottolinea la totale apertura al dialogo con tutte le parti sociali e tecniche, ribadendo che ogni azione sarà mossa nel pieno rispetto delle normative di sicurezza, senza cedere a ingiustificati allarmismi che rischiano solo di bloccare lo sviluppo urbano.

Il piano tecnico e il nodo dei costi: il precedente di Bussi

Dal punto di vista operativo, le analisi condotte dall'Arpa hanno evidenziato che l'inquinamento del sottosuolo si presenta a macchia di leopardo. Questa mappatura consente una soluzione mista: isolare le porzioni meno pericolose tramite barriere idrauliche e un telo plastico di confinamento, e procedere invece con lo scavo e il trasporto in discarica autorizzata dei materiali pesantemente inquinati. Sul fronte economico, gli ambientalisti chiedono formalmente di addebitare i costi a RFI (Rete Ferroviaria Italiana), invocando il principio del "chi inquina paga" già applicato per la storica bonifica della discarica di Bussi.