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Il caso

Pescara, omissioni in atti d’ufficio: a processo l'ex direttrice del carcere

Il tribunale valuta le accuse per le presunte mancate risposte ai detenuti

(foto di repertorio)
(foto di repertorio)
di Luca Di Renzo
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PESCARA. Prenderà il via il prossimo 21 maggio, l'istruttoria dibattimentale a carico di Armanda Rossi, l’ex direttrice della casa circondariale di Pescara, chiamata a rispondere, secondo l'accusa, dell'ipotesi di reato di omissione in atti d'ufficio.

Il pubblico ministero

Il pubblico ministero Giuseppe Bellelli ha citato i primi undici testimoni per fare luce su una gestione che, sempre secondo l'accusa, avrebbe ignorato sistematicamente le istanze dei detenuti e i richiami del magistrato di sorveglianza.

L'inchiesta

​Al centro dell'inchiesta figurano 17 casi specifici, riguardanti principalmente la mancata lavorazione di richieste per permessi premio. Un detenuto si è inoltre costituito parte civile, lamentando violazioni avvenute in seguito a perquisizioni legate a indagini sul narcotraffico interno. La posizione della Rossi, attualmente in servizio presso l'istituto di Frosinone, viene però fermamente difesa dal proprio pool legale.

La difesa

​La linea difensiva si concentra sulla condizione di emergenza cronica in cui versa la struttura abruzzese. Viene evidenziato come le richieste totali fossero migliaia, gestite in un contesto di grave sovraffollamento e con un personale di polizia penitenziaria e amministrativo sotto organico. Gli avvocati sostengono che molti atti non fossero di competenza diretta della direttrice o non le fossero mai stati sottoposti, escludendo categoricamente la volontà consapevole di venire meno ai propri doveri d'ufficio.