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di Giuliano De Matteis

MONTESILVANO. Domenica 31 maggio, nel comune di Montesilvano, si è acceso il confronto pubblico sul controverso caso edilizio di via Marinelli. Le associazioni Italia Nostra di Pescara, Prospettiva Futura e Comitato Saline-Marina.PP1 hanno incontrato cittadini, impresa e progettisti per discutere la recente edificazione di un supercondominio di 7 piani e 40 appartamenti. Il dibattito è stato promosso per denunciare i pesanti cambiamenti morfologici e l'impatto urbanistico derivanti dall'applicazione sistematica delle norme sulla demolizione e ricostruzione in deroga, proponendo contestualmente un nuovo modello di rigenerazione urbana partecipata.
Il supercondominio di via Marinelli
La vicenda di via Marinelli a Montesilvano rappresenta l'ultimo capitolo di una serie di grandi operazioni di demolizione e pesante ricostruzione che stanno interessando i tessuti edificati centrali di numerose città italiane, da Milano a Pescara, dove spesso le proteste dei residenti hanno richiesto l'intervento della magistratura e il conseguente blocco dei cantieri. Nel caso specifico di Villa Verrocchio, il nuovo supercondominio da 40 appartamenti sorge sul principale asse collina-mare, un'area storicamente caratterizzata dai villini della città giardino con altezze limitate a uno o due piani.
L'intervento edilizio ha modificato drammaticamente la forma e il carico urbanistico della zona rispetto al tessuto preesistente. Durante l'incontro pubblico sono stati denunciati cambiamenti morfologici dirompenti, avvenuti attraverso deroghe diffuse alle norme sulle distanze e sulle altezze, oltre a considerevoli incrementi di cubatura. I residenti e i comitati segnalano una grave carenza nella dotazione minima di standard urbanistici pubblici, come aree verdi, parcheggi e spazi comuni, elementi che hanno sensibilmente peggiorato la vivibilità complessiva dell'intero quartiere.
Il confronto pubblico
A differenza di altre realtà, l'appuntamento di Montesilvano ha visto l'inedita partecipazione della controparte tecnica e imprenditoriale. Al tavolo dei relatori erano infatti presenti l'impresa esecutrice e il progettista dell'intervento, l'architetto Aurelio Colangelo. Il dibattito è stato moderato e guidato dall'architetto Massimo Palladini (presidente di Italia Nostra Pescara), dall'architetto Giuseppe Di Giampietro (consulente tecnico) e dall'ingegnere Mauro De Flaviis (responsabile del periodico Il Sorpasso).
Nel corso del confronto, le associazioni hanno avanzato una richiesta formale di variante in corso d'opera per il complesso in via di ultimazione: garantire almeno un accesso pedonale e una quota di verde verso l'adiacente parco di Villa Delfico, preziosa testimonianza storica cittadina e futuro fulcro dei servizi di quartiere. L'incontro ha rappresentato uno dei primi tentativi di conciliazione tra le esigenze economiche delle imprese private e il diritto dei cittadini a una pianificazione trasparente. Da registrare la totale assenza dei rappresentanti politici locali, richiamati dalle associazioni al dovere di ascolto e alla definizione di nuove regole per una città a zero consumo di suolo.
Il Manifesto
A margine del dibattito, le sigle associative hanno presentato un Manifesto in 5 punti volto a regolamentare gli interventi di demolizione e ricostruzione sugli edifici esistenti, proponendo linee guida stringenti per le amministrazioni comunali:
1. Finalità delle premialità edilizie: Gli incentivi volumetrici devono mirare esclusivamente alla riqualificazione del patrimonio esistente e al miglioramento del contesto urbano. Non possono in alcun modo tradursi in un peggioramento delle condizioni igieniche, di soleggiamento, ventilazione o disponibilità di servizi per il vicinato.
2. Obbligo di Piano Esecutivo Planivolumetrico: Qualora i premi di cubatura superino il 50% della volumetria demolita, o la copertura superi il 50% del lotto, o vi siano deroghe rilevanti alle distanze del D.M. 1444/1968 con cambio di tipologia edilizia, l'approvazione deve avvenire tramite un piano pubblico, trasparente e partecipato, integrando l'Art. 2-bis del T.U. dell'Edilizia (D.P.R. 380/2001).
3. Centralità e qualificazione della strada: La strada deve essere concepita come il primo spazio pubblico. Gli oneri di urbanizzazione e i costi di costruzione dell'intervento devono essere investiti prioritariamente nel miglioramento di marciapiedi, arredi, illuminazione, verde stradale e sistemi di raccolta rifiuti limitrofi.
4. Effettività degli standard urbanistici: Nelle zone già edificate (Zone B), almeno la metà degli standard di legge deve essere realizzata contestualmente all'intervento e in stretta prossimità, anche prevedendo cessioni equivalenti di parti edificate per servizi pubblici. L'obbligo si estende ai recuperi dei sottotetti e ai cambi di destinazione d'uso.
5. Trasparenza e partecipazione digitale: Fatta salva la titolarità giuridica degli amministratori pubblici, deve essere sempre garantito l'ascolto dei cittadini attraverso canali interattivi e piattaforme telematiche ad accesso pubblico.