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di Giuliano De Matteis

PESCARA. Nella giornata di ieri, 5 maggio, a Pescara e nei centri limitrofi, è tornata prepotentemente d’attualità la figura del Maresciallo Marino Di Resta, a seguito dell’importante operazione dei Carabinieri che ha portato all’arresto di Carmine Marolda, l’uomo condannato in via definitiva per l’omicidio del militare avvenuto nel 1996.
La notizia, approfondita dalla cronista Daniela Senepa, ricostruisce le tappe di una vicenda che ha segnato la storia criminale dell’Abruzzo, legando indissolubilmente il nome della vittima a quello del suo carnefice, catturato in un alloggio popolare dopo un periodo di latitanza.
Il conflitto a fuoco del 16 settembre 1996
Il profilo di Marino Di Resta è quello di un servitore dello Stato caduto nell'adempimento del dovere. Il 16 settembre 1996, a Pescara, il Maresciallo intercettò una banda di malviventi — tra cui figurava proprio Carmine Marolda — che aveva appena messo a segno una rapina. Durante il violento conflitto a fuoco che ne seguì, Marino Di Resta fu colpito mortalmente mentre tentava di sventare la fuga dei criminali. La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile nell’Arma dei Carabinieri e nella cittadinanza, che ogni anno ne onora il sacrificio con cerimonie ufficiali.
La figura di Carmine Marolda e la giustizia tardiva
Il ruolo di Carmine Marolda nell’omicidio del Maresciallo è stato accertato da lunghe indagini e confermato dalle sentenze che lo hanno condannato a 30 anni di reclusione. Nonostante la gravità del reato, Marolda era riuscito a rendersi irreperibile, diventando un obiettivo prioritario per le forze dell'ordine. Daniela Senepa, che per decenni ha documentato i processi legati alla criminalità organizzata e ai fatti di sangue locali, ha evidenziato come la cattura di ieri chiuda un cerchio aperto trent'anni fa. Marolda, considerato un elemento di spicco negli ambienti criminali dediti a rapine e traffico di stupefacenti, è stato rintracciato grazie a un monitoraggio costante del territorio e all'incrocio di dati investigativi tra diverse regioni.
L’eredità di un sacrificio e la risposta dello Stato
La cattura di Carmine Marolda non è solo un atto formale, ma rappresenta la vittoria della persistenza investigativa. Le dichiarazioni dei vertici dell'Arma e delle autorità locali hanno ribadito come il ricordo di Marino Di Resta sia stato il motore che ha spinto i colleghi a non interrompere mai le ricerche del latitante. L’articolo di cronaca si chiude con il riconoscimento alla memoria del Maresciallo, Medaglia d'Oro al Valor Militare, la cui storia continua a rappresentare un esempio di dedizione. La fine della latitanza di Carmine Marolda restituisce, dopo decenni di attesa, un senso compiuto di giustizia alla famiglia e alla comunità abruzzese.