Giustizia
Referendum riforma Nordio, a Pescara il Comitato del “No”: «Indebolisce la magistratura»
di Paolo Renzetti

PESCARA. L'ultima speranza legale si è spenta al Cairo. La Corte di Cassazione egiziana ha confermato in via definitiva la condanna a 25 anni di reclusione per Luigi Giacomo Passeri, il cittadino pescarese di 33 anni accusato di traffico internazionale di stupefacenti.
La notizia, comunicata ufficialmente dall'Ambasciata d’Italia, segna un punto di non ritorno giudiziario per il giovane, detenuto nel penitenziario di Badr.
La famiglia Passeri, pur aspettandosi un verdetto severo, non nasconde l'amarezza per una sentenza che ritiene sproporzionata. Sebbene le autorità locali contestino il trasporto di un ingente quantitativo di droga, i parenti hanno sempre sostenuto che si trattasse di dosi minime.
Le preoccupazioni maggiori riguardano ora lo stato di salute del giovane, che ha già attuato diversi scioperi della fame per protestare contro le condizioni detentive e la mancanza di assistenza medica adeguata.
In questo scenario drammatico, i familiari hanno lanciato un appello urgente alla Farnesina. L’obiettivo è duplice: garantire contatti telefonici regolari, finora negati o limitati a pochissimi episodi, e avviare le procedure per il rimpatrio.
La richiesta al Ministero degli Esteri è quella di intervenire affinché Passeri possa scontare la detenzione in Italia, in linea con i diritti dei detenuti all'estero.
Il caso resta al centro dell'attenzione diplomatica, mentre l'Abruzzo si stringe intorno alla battaglia della famiglia per la dignità del proprio caro.