Abruzzo Daily

Logo
Logo
Pescara

Giacomo Passeri, l’avvocato lancia l’allarme: «Condizioni critiche, sia riportato subito in Italia»

Per il 32enne pescarese detenuto al Cairo il legale chiede l’intervento urgente del Governo

Giacomo Passeri
Giacomo Passeri
di Luca Di Renzo
2 MINUTI DI LETTURA

PESCARA. L'avvocato di Luigi Giacomo Passeri, il 32enne pescarese detenuto in Egitto dall'agosto 2023 con l'accusa di traffico di stupefacenti, ha lanciato un nuovo e drammatico appello alle istituzioni italiane nelle ultime ore a causa del preoccupante peggioramento delle condizioni di salute del giovane all'interno del carcere del Cairo.

La difesa chiede formalmente di accelerare l'iter diplomatico e burocratico per ottenere il trasferimento immediato del connazionale in Italia, denunciando un trattamento detentivo ormai incompatibile con il rispetto dei diritti umani fondamentali.

Il quadro clinico e psicologico del giovane abruzzese sarebbe diventato insostenibile. Secondo quanto riportato dai legali, Giacomo Passeri — già condannato in primo grado a 25 anni di reclusione — starebbe subendo le conseguenze di una detenzione durissima, priva di assistenza medica adeguata e caratterizzata da standard igienici precari.

La famiglia e i rappresentanti legali sollecitano il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero della Giustizia affinché esercitino una pressione maggiore sulle autorità egiziane per sbloccare le procedure di estradizione.

«Le sue condizioni sono peggiorate drasticamente e non c'è più tempo per i rimpalli burocratici», ha dichiarato l'avvocato in una nota ufficiale. «Chiediamo che lo Stato italiano intervenga con determinazione per riportare Giacomo a casa, dove potrà ricevere le cure necessarie e affrontare il prosieguo dell'iter giudiziario in un contesto che garantisca la sua incolumità fisica e dignità personale».

La vicenda resta al centro di un delicato scontro diplomatico. Mentre la comunità di Pescara si mobilita a sostegno della famiglia, l'attenzione resta alta sui prossimi passaggi legali. La speranza della difesa è che il Governo possa far valere i trattati di cooperazione internazionale per porre fine a quella che viene definita come una vera e propria emergenza umanitaria per il giovane detenuto.