Abruzzo Daily

Logo
Logo
Animali

Avvistati due Ibis eremita in Abruzzo: specie a rischio estinzione sotto controllo

Attualmente appena un migliaio di esemplari in tutto il mondo

Gli ibis
Gli ibis
di Stefano Recanati
2 MINUTI DI LETTURA

Pescara. Importante segnalazione ornitologica nelle campagne tra la valle del fiume Pescara e Penne. I Carabinieri del Nucleo CITES di Pescara hanno avvistato e fotografato nei giorni scorsi due esemplari di Ibis eremita (Geronticus eremita), uccello considerato a rischio di estinzione.

La specie, un tempo relativamente comune in Europa meridionale, Nord Africa e Medio Oriente, ha subito un calo drastico del 98% delle sue popolazioni dall'inizio del secolo scorso a oggi. Le cause principali sono la caccia di frodo, la riduzione degli habitat idonei e l'uso dei fitofarmaci in agricoltura.

Attualmente rimangono in tutto il mondo appena un migliaio di individui, tra popolazioni selvatiche e colonie semi-selvatiche mantenute grazie a progetti di tutela avviati soprattutto in Europa. Uno dei due esemplari avvistati porta un anello su una zampa ed è dotato di un localizzatore GPS, che tuttavia non emette più segnali.

Data la situazione critica della specie, i Carabinieri Forestali hanno attivato un accurato programma di controllo per monitorare gli Ibis presenti in Abruzzo, verificarne il comportamento e garantirne l'incolumità.

L'Ibis eremita è un uccello di medie-grandi dimensioni: da adulto misura 70-80 cm di lunghezza con un'apertura alare di 125-135 cm. Presenta un piumaggio nero corvino con riflessi metallici verdi e violetti sul petto e sulle ali, zampe lunghe e robuste, e penne lanceolate sulla nuca che formano un caratteristico ciuffo erettile.

Il becco lungo e ricurvo è anche un indicatore di dimorfismo sessuale: i maschi lo hanno leggermente più lungo e tendono ad avere dimensioni maggiori rispetto alle femmine.

Attenzione a non confonderlo con l'Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), simile nell'aspetto ma facilmente riconoscibile per il piumaggio bianco con collo, testa e parti posteriori nere. Quest'ultima specie, di origine africana, si è diffusa in Europa a partire dalla Francia, dove veniva allevata negli zoo in gabbie aperte, ed è oggi considerata invasiva in Italia per i danni causati alla biodiversità e all'agricoltura.