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L'intervista

Alberto Leonardis: «Questo Papa è entusiasmante!»

Il Presidente del Gruppo SAE ha incontrato Leone XIV a San Marino. «Sono nato agnostico, poi un episodio ha cambiato la mia vita»

L'incontro tra Alberto Leonardis e Papa Leone
L'incontro tra Alberto Leonardis e Papa Leone
di Alfredo Giovannozzi
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PESCARA. La prima volta. Per un personaggio pubblico come Alberto Leonardis, Presidente di Gruppo SAE vale a dire il secondo gruppo editoriale italiano per quello che riguarda  i quotidiani, incontrare leader politici, della società, dell’economia, dello sport e tanto altro è cosa praticamente normale.

Se sei chi gestisce una parte importante della comunicazione sul territorio nazionale l’emozione lascia a volte il tempo che trova. Fortunatamente non sempre è così e allora ecco che, per dirla alla Adriano Celentano: l’emozione non ha voce. Accade quando hai di fronte non solo un capo di Stato, non solo la guida spirituale di una religione, non solo la più alta personalità morale universalmente riconosciuta al mondo ma ti trovi davanti chi, da uomo, pensi che sia realmente il Vicario di Cristo, il successore di Pietro, il buon pastore che guida un gregge composto da miliardi di pecorelle molte anche smarrite. È l’emozione provata dal nostro editore Alberto Leonardis che sabato mattina si è ritrovato di fronte a Papa Leone XIV. Verrebbe da dire in territorio neutrale: nella Repubblica di San Marino, nel corso della visita che il Romano Pontefice ha fatto nella piccola Repubblica indipendente. 

«È stata la prima volta che incontravo un Papa. Un’emozione forte. Avverti l’importanza e la solennità del momento e capisci che di fronte non hai una persona comune ma qualcuno che lo Spirito Santo ha mandato a guidare la Chiesa. Io a questa cosa dell’intervento dello Spirito ci credo. Vi risulta che la Chiesa negli ultimi decenni abbia mai sbagliato un Papa? Eppure lo eleggono degli uomini che sono fallibili». 

Cattolico da sempre?

«No. Sono nato agnostico. Non avevo il dono della Fede e sono andato avanti per tanti anni così. Poi, a un certo punto della mia vita, qualcosa è cambiato. Una cosa molto personale che tengo per me e non ho voluto mai raccontare. Ho capito all’improvviso che quello che pensavo non era giusto. Ho sentito la presenza di qualcosa o, per meglio dire, di qualcuno che guida la nostra vita e i nostri destini. Ho avvertito la presenza di Dio. È stato bello vedere il mondo con occhi diversi e con qualcosa dentro che mi diceva che dovevo cambiare».

Davanti al Papa come ci si sente?

«Emozionati prima di tutto. Ma poi ci si immerge in una situazione che ti porta ad avere grande attenzione a quello che dice, a quello che è il suo messaggio. Un Papa, in questo caso Prevost, non parla a caso. Il suo messaggio è chiaro ed è basato soprattutto sulla dottrina e la teologia ma è soprattutto un modo di ricordare a tutti che siamo abitanti del mondo, fratelli nella stessa casa, una famiglia insomma. Ci ricorda soprattutto che in famiglia ci si aiuta sempre».

Cosa le è piaciuto di più in quello che ha ascoltato dalla voce del Pontefice?

«Il richiamo costante ai valori del Vangelo e della Misericordia e non a quelli dei conflitti e delle discriminazioni. Non ci sono delle persone che hanno meno valore di altre. Nessuno ha più valore di altre. C’è invece chi vive un momento di difficoltà e che non puoi abbandonare, lasciare morire con modalità brutali come si sta facendo ultimamente. Papa Leone ha ribadito che l’approccio deve essere quello dell’accoglienza. Certo, non caotica o disorganizzata ma l’accoglienza deve essere guidata, ordinata e senza lasciare indietro nessuno. Le modalità vanno sicuramente migliorate e ci vuole la buona volontà da parte di tutti. Non si possono lasciare persone per strada a dormire per terra, senza cibo. Non è questo il messaggio evangelico».

Il messaggio papale è stato anche e soprattutto rivolto a chi governa e gestisce il potere nel mondo. Possiamo dire così?

«Certo. Questo Papa offre un approccio morale con un forte contrasto alle autocrazie e agli imperialismi mondiali. Riporta al centro la libertà dell’uomo, il messaggio del Vangelo, le parole di Gesù che devono guidare il pensiero dei cattolici ma non solo: “amatevi come io ho amato voi”. E poi anche quelle che ripetono: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, forestiero e mi avete accolto”. Mi sembrano molto attuali in questo momento storico».

Oltre a quello dell’accoglienza, nel suo discorso Prevost ha anche affrontato il tema delle nuove tecnologie e degli effetti che potranno avere nella società. Un pensiero e una prospettiva che tocca anche il suo mondo: quello della comunicazione. Come se ne esce tra il progresso galoppante e la società?

«L’intelligenza artificiale rischia di diventare un boomerang se utilizzata in maniera indiscriminata. Soprattutto se la si guarda in termini occupazionali  e di vita. Non bisogna diventare schiavi della tecnologia. Ne va degli equilibri sociali e umani, con posti di lavoro a rischio che condizionano la vita delle persone. Le macchine non potranno e non dovranno sostituire l’uomo. Questo deve essere chiaro».

Che differenza vede tra Leone XIV e gli altri papi che ha visto nella sua vita?

«Non mi permetto di dare giudizi su delle figure così alte. Posso dire che questo Papa mette al centro la dottrina sociale della chiesa. Benedetto XVI, ad esempio, era molto legato alla liturgia. Si è dedicato molto anche all’aspetto teologico ma la chiesa, in quel momento, stava anche attraversano un periodo con qualche difficoltà di troppo a causa di alcuni scandali. Poi è arrivato Francesco che ha riportato la chiesa in mezzo alla gente. È vero che c’è bisogno anche di forma e liturgia ma soprattutto, quello che conta, è il messaggio di Cristo».

Il Papa le ha detto qualcosa di particolare?

«No. Ci siamo salutati, ci siamo dati la mano e scambiato un sorriso. Quello che aveva da dire l’ha detto nei suoi interventi che sono stati esaustivi e profondi».

Una esperienza da ripetere?

«Mi piacerebbe tanto. Non puoi incontrare il Papa tutti i giorni. Posso però garantire che basta quel poco tempo che ho trascorso ad ascoltare le sue parole per rafforzare le mie convinzioni e la Fede che ho».