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Il caso

Sorelline ritrovate, interviene la garante per l’infanzia: capacità di autodeterminazione dei sedicenni

Per Marina Terragni imprescindibile il diritto del minore a essere ascoltato nei procedimenti giudiziari e amministrativi che ne coinvolgono la sfera personale

Marina Terragni
Marina Terragni
di Luca Di Renzo
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L'AQUILA. Marina Terragni, autorità nazionale garante per l’infanzia e l’adolescenza, nelle ultime ore, ha espresso la sua soddisfazione per lo stato di salute delle sorelle coinvolte nella vicenda di cronaca che ha portato al loro ritrovamento in un'abitazione di Formia (LT) nella serata di domenica 21 giugno, sottolineando l’importanza che ogni decisione futura venga presa esclusivamente nell’interesse superiore delle minori, in un momento di acceso dibattito sui diritti dei giovani.

Il diritto all'ascolto come principio cardine

Secondo la Terragni, rimane imprescindibile il diritto di ogni minore a essere ascoltato in tutti i procedimenti giudiziari e amministrativi che coinvolgono la loro sfera personale. Questo principio, pilastro delle convenzioni internazionali e della legislazione nazionale, deve essere applicato con rigore per garantire che la voce dei ragazzi non venga ignorata nelle scelte che ne determinano il futuro.

La soglia dei 16 anni e l’autonomia decisionale

Il cuore della riflessione proposta dalla Garante riguarda la coerenza normativa.

Se l’ordinamento giuridico italiano riconosce a un sedicenne la capacità di compiere atti fondamentali come lasciare la scuola, stipulare contratti di lavoro, avviare un impresa, o addirittura sposarsi e avere figli, appare legittimo interrogarsi sull'opportunità di estendere tale autonomia anche al luogo e alle persone con cui vivere.

La imputabilità penale, già prevista a partire dai 14 anni, funge da ulteriore elemento di confronto per sollecitare una riflessione profonda sul riconoscimento della maturità del minore.