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Il caso

Sorelle ritrovate: così le intercettazioni svelano il piano per il rapimento

Il decreto di fermo firmato dal procuratore Luciano D'Angelo cristallizza una pianificazione meticolosa, dove ogni chiamata e ogni scheda telefonica sono diventate tessere fondamentali per ricomporre un mosaico criminoso

Le due sorelle (foto Lapresse)
Le due sorelle (foto Lapresse)
di Luca Di Renzo
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Il sequestro di persona aggravato delle due sorelle sottratte alla casa-famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno, è stato pianificato con estrema precisione, un disegno criminale ricostruito dagli inquirenti grazie all'analisi minuziosa delle intercettazioni telefoniche.

La vicenda, che ha portato all'arresto di Valentina D'Acunto, madre delle minori, del suo compagno Vincenzo Esposito e del nonno Marco D'Acunto, trova il suo punto di svolta nel monitoraggio dei contatti telefonici dei principali indagati, coordinati dal procuratore di Sulmona, Luciano D'Angelo.

L'anziana nella cui abitazione sono state rinvenute le bambine è attualmente indagata a piede libero. La donna ha dichiarato di aver agito per "ordine" del nonno, pur essendo consapevole che le piccole fossero ricercate.

Com’è avvenuto il sequestro

​Il 5 giugno, il giorno antecedente la scomparsa, la madre Valentina D'Acunto riceve due telefonate decisive da utenze intestate a persone fittizie, identificate come due cittadini pachistani inesistenti all'anagrafe. Il 6 giugno, data del sequestro, la donna contatta uno di quei numeri: si tratta dell'ultimo utilizzo del suo dispositivo personale, dopo il quale cala il silenzio totale.

Le indagini hanno accertato che tali SIM facevano parte di un lotto di dieci schede acquistate illegalmente a Napoli, di cui sette ancora pronte all'uso. Il quadro probatorio si è completato grazie al costante monitoraggio delle utenze in uso al padre, alla madre e agli zii della D'Acunto, elementi che hanno permesso alla Procura di disporre il fermo dei tre indagati, ora reclusi con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.

​Il raggio d'azione delle indagini e i profili coinvolti

​L'attività investigativa, volta a definire le responsabilità e le complicità nel piano criminale, non si è limitata ai familiari diretti delle bambine. Per delineare con esattezza le fasi dell'operazione, gli inquirenti hanno esteso il raggio d'azione delle intercettazioni ad altre figure vicine alle giovani vittime. Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti, infatti, i dispositivi del fidanzato della sorella maggiore, di un'amica di Alisya e persino di un operatore della casa famiglia, confermando la necessità di vagliare ogni possibile contatto o fonte di informazione utile per ricostruire la rete che ha permesso il prelievo delle minori.

​Il decreto di fermo firmato dal procuratore Luciano D'Angelo cristallizza una pianificazione meticolosa, dove ogni chiamata e ogni scheda telefonica sono diventate tessere fondamentali per ricomporre un mosaico criminoso che ha scioccato la comunità locale e sollevato interrogativi sulla sicurezza delle strutture di accoglienza.