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Violenza in strada

Scontri a Torino, c'è un altro poliziotto abruzzese ferito: Francesco e il casco che ha evitato la tragedia

Oltre ad Alessandro Calista, un altro agente è finito nella furia dei manifestanti

Gli scontri a Torino
Gli scontri a Torino
di Pino Veri
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GIOIA DEI MARSI. C’è un altro ferito abruzzese negli scontri che si sono verificati a Torino. Si chiama Francesco Roselli ed è originario del comune di Gioia dei Marsi. È stato colpito da un sasso alla testa, ma portava il casco e dunque è salvo per miracolo. Il colpo è stato comunque pesante e la botta ha avuto un risvolto, per ora, solo psicologico.

Le condizioni e il rientro a casa

Roselli è infatti tornato a casa a Torino, dove vive da anni ed è sposato con due figli. Con lui hanno parlato i genitori, gli amici e i parenti che vivono a Casali d’Aschi e Gioia.

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La reazione delle istituzioni abruzzesi

Il sindaco di Gioia, Gianluca Alfonsi, ha avvertito il presidente Marco Marsilio, che ha dichiarato: «Esprimo la più ferma condanna per la vile aggressione subita ieri (sabato 31 gennaio, ndr) a Torino dagli agenti di polizia Alessandro Calista, giovane pescarese in servizio al Reparto Mobile di Padova, colpito ripetutamente durante gli scontri legati alla manifestazione per il centro sociale Askatasuna, e a Francesco Rosella, poliziotto di Gioia dei Marsi, anche lui rimasto ferito durante gli scontri. A loro vanno la mia vicinanza personale e quella dell’intera comunità abruzzese, insieme all’augurio di una pronta e completa guarigione. Alessandro e Francesco hanno dimostrato grande coraggio, professionalità e senso del dovere, onorando la divisa e rendendo orgogliosa la loro terra d’origine. Ribadisco la mia piena solidarietà a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine che ogni giorno, spesso in condizioni difficili e rischiose, garantiscono la sicurezza dei cittadini e la tutela delle istituzioni democratiche. Episodi di brutale violenza come quello avvenuto a Torino sono un attacco allo Stato e non possono trovare alcuna giustificazione, né sul piano politico né su quello sociale».

Le critiche e l’appello alla giustizia

Dure le osservazioni contro chi «ha sostenuto e incoraggiato la grande manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, nonostante fosse evidente il rischio che quella piazza diventasse terreno di scontro e di violenza organizzata». E poi, per finire: «Confido che i responsabili di questa aggressione vengano rapidamente identificati e perseguiti con la massima severità prevista dall’ordinamento, affinché sia affermato un principio chiaro: chi colpisce un servitore dello Stato colpisce l’intera comunità nazionale, e l’Abruzzo sarà sempre al fianco di chi lavora per difendere legalità, ordine pubblico e libertà di tutti».