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L'intervista

L'Aquila, un successo la presentazione del libro "I «Diari» di Caprera": un ritratto inedito e sorprendentemente moderno di Giuseppe Garibaldi

Il volume, scritto da Virman Cusenza, porta con se una novità importante e molto interessante: quella dei diari agricoli di Garibaldi un documento pressoché inedito che lo scrittore giornalista ha trovato all'Istituto del Risorgimento di Milano

Due momenti della presentazione del libro
Due momenti della presentazione del libro
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. Ha riscosso un grande successo la presentazione sabato sera, 27 giugno, del libro "I «Diari» di Caprera": un ritratto inedito e sorprendentemente moderno di Giuseppe Garibaldi scritto dal giornalista e scrittore Virman Cusenza. Un racconto che supera il mito dell’eroe risorgimentale per raccontarne la dimensione più quotidiana e autentica partendo da Caprera, laboratorio politico, agricolo e umano dove Garibaldi sperimenta nuove idee e modelli di vita. Tra coltivazioni, riflessioni politiche e incontri con figure storiche del tempo, l’autore Cusenza racconta un uomo curioso e visionario, cosmopolita, lontano dagli stereotipi, capace di passioni profonde e di uno sguardo già proiettato verso il futuro.

L'evento è stato negli appuntamenti estivi del Maxxi L'Aquila, con la presenza dell'autore. La serata è stata moderata da Irene de Vico Fallani, responsabile Dipartimento Orientamenti e Sviluppo Maxxi e gli interventi musicali a cura del Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila ispirato proprio a Giuseppe Garibaldi. Il tenore Zhao Xiaoyi e il pianista Piergiuseppe Lofrumento, hanno proposto arie di Gaetano Donizetti, come "Quanto è bella quanto è cara", da “L’elisir d’amore”, Vincenzo Bellini, "È serbato a quest'acciaro", da “I Capuleti e i Montecchi” e Giuseppe Verdi "Questa o quella", da “Rigoletto”.

Il libro porta con sè una novità importante e molto interessante: quella dei diari agricoli di Garibaldi un documento pressoché inedito che il giornalista e scrittore ha trovato all'Istituto del Risorgimento di Milano, in particolare la copia calligrafica e che racconta le giornate di Garibaldi a Caprera, nel quale metidoticamente segna la temperatura, il vento, la pressione atmosferica e la semina del giorno. Tutti gli elementi, grazie alle sue annotazioni, sappiamo che lo andavano a trovare l'emissario di Cavour, scriveva a Giuseppe Mazzini e nascevano i figli. Abbiamo così uno spaccato di vita politico e personale di Garibaldi attualissimo e freschissimo e avere un filo conduttore di tutto il libro.

Perchè un libro su Giuseppe Garibaldi?

«Garibaldi è un personaggio attualissimo - ha risposto Cusenza - e si conoscevano soltanto alcuni aspetti soltanto un po' retorici, come Garibaldi a cavallo, il Garibaldi che abbiamo studiato a scuola e il generale con la spada. Mentre invece esisteva un altro Garibaldi che ha realizzato un'azienda agricola all'avanguardia a Caprera e anche un allevatore, sempre innovatore, nell'utilizzo di macchinari e utensili assoutamente moderni, grazie alla sua sensibilità senza la quale non avrebbe realizzato le grandi imprese militari e politiche. Quindi un uomo complesso, più sfaccettato e più moderno dietro quello che conosciamo».

Attraverso l'agricoltura Garibaldi si avvicina al mondo attuale.

«Sì - ha aggiunto Cusenza - perché Garibaldi, un secolo e mezzo fa, siamo nel 1856, intuisce che l'uomo del futuro, l'uomo moderno, ha bisogno di questa dimensione naturale ed ecologica più di un'altra cosa. C'è bisogno di fuggire e, come dice lui, bisogna fuggire dal frastuono della città. Quindi preferisce restare a Caprera, con alcune comodità, ma anche con tante scomodità, perché ogni spostamento dall'isola dell'arcipelago di La Maddalena in Sardegna comportava almeno un viaggio di un giorno, per raggiungere Livorno, la Liguria o altri porti».

Come mai ha scoperto questo lato sconosciuto di Giuseppe Garibaldi?

«Ho fatto una visita al Compendio Garibaldino di Caprera, la casa di Garibaldi - ha spiegato Cusenza - e ho intuito che ci fosse una grande ambizione nella realizzazione di questa grande azienda agricola, pari a una fazenda sudamericana. Garibaldi ha vissuto 15 anni in Sudamerica dove ha combattuto per l'Urugay e Brasile. Insomma ho capito che Garibaldi aveva messo lo stesso tipo di impegno a una cosa, che poteva sembrare solo un passatempo, ma una sua attività molto importante, con la quale, possiamo dire "campato" la famiglia. Garibaldi ha avuto diversi matrimoni e una famiglia allargata con 8 figli che ha dovuto sfamare nella sua vita».

Viste le numerose crisi industriali, l'agricoltura è tornata prepotentemente in auge.

«Garibaldi è modernissimo - ha proseguito lo scrittore giornalista - perché racchiude in se una sensibilità, come ho già detto, moderna e legata all'agricoltura che ha un'importanza tuttora, senza dimenticare l'allevamento. Garibaldi ha avuto una grande e bella predisposizione per gli animali fondando, nel 1871, la Società di protezione degli animali che sarebbe l'attuale Enpa, Ente nazionale animale. Una bella sensabilità, visto che si parla dei diritti degli animali. Ha anticipato i tempi».

Garibaldi amava molto le donne.

«Garibaldi è famoso anche come donnaiolo avendo avuto tante avventure, con le donne che gli cadevano tra le braccia  - ha affermato Cusenza -. C'era da capirlo, visto che era rimasto vedovo a 42 anni di Anita e soprattutto il fascino dell'eroe gli aveva portato un grande successo. Inoltre ne combina di tutti colori diventando padre di figli che non doveva potuto avere. Ma nello stesso tempo aveva un grande feeling con le donne, visto che le sapeva valorizzare ed entrava in sintonia con loro. Per lui la donna è l'essere umano più in grado di cucire la società e di ricomporre i conflitti sociali fino a dire che la donna sarebbe stata migliore a governare rispetto agli uomini».

È bello scoprire un altro... Garibaldi.

«Quando ho proposto a Mondadori questo libro, con loro avevo già realizzato un altro volume, non hanno battuto ciglio e mi hanno rincorso affinché chiudessi al più presto le pagine e inviarlo alle librerie. Un'esperienza molto emozionante e la Mondadori mi ha molto seguito, perché era interessato al tema».

Garibaldi si può collocare in un partito attuale?

«Garibaldi è un uomo di sinistra - ha risposto Cusenza -. Un uomo di un socialismo umanitario che però, come abbiamo visto, ambientalista, animalista e femminista. Ma dall'altro canto è trasversalista, perché c'è rispetto per le istituzioni, è patriota, no nazionalista, alla fine ha forte l'identità nazionale. Insomma un simbolo unitario: nel corso della storia l'ha utilizzato Benito Mussolini durante il fascismo, lo ha fatto il Fronte popolare, nel 1948, che ha usato l'icona Garibaldi per guidare il cartellone elettorale contro la Democrazia Cristiana e lo ha riproposto Bettino Craxi negli anni Ottanta, nei momenti in cui riteneva che fosse un vero padre del socialismo italiano».

Non ci resta di andare in libreria ad acquistare il libro.