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Tagliacozzo festeggia Alfonsina: 100 anni di vita, ricordi e affetti
di Pino Veri

L'AQUILA. L’Università degli Studi dell’Aquila, Univaq, ha intitolato l’edificio del polo di ateneo di Coppito, in via Vetoio, denominato fino ad oggi come edificio “Coppito 2”, al professore Edoardo Alesse, ex rettore prematuramente scomparso un anno fa, l’8 ottobre 2025.
La scopertura delle due targhe – una posizionata all’esterno e una nell’atrio dell’edificio - si è avvenuta questa mattina, alla presenza del rettore UnivAQ Fabio Graziosi, del direttore generale Pietro Di Benedetto, del vicesindaco dell’Aquila, Raffaele Daniele, e della famiglia del prof. Alesse.
Presenti anche, tra gli altri, la prorettrice vicaria, prof.ssa Maria Grazia Cifone; i direttori dei sette dipartimenti di ateneo; l’ex rettrice UnivAQ e attuale rettrice del Gran Sasso Science Institute, Paola Inverardi; l’ex rettore dell’Università La Sapienza, Luigi Frati, amico e collega del prof. Alesse. Anche la CRUI, la Conferenza dei rettori delle università italiane, ha voluto far arrivare il proprio saluto attraverso un videomessaggio della presidente, la prof.ssa Laura Ramacciotti, rettrice dell’Università di Ferrara.
La cerimonia ha rappresentato un momento di particolare significato per tutta la comunità universitaria, che, con questo atto, ha desiderato rendere omaggio alla memoria del prof. Alesse e al prezioso contributo da egli offerto nel corso della sua attività accademica e istituzionale. L’intitolazione dell’edificio costituisce un segno tangibile della volontà dell’Università degli Studi dell’Aquila di conservarne la memoria e di valorizzarne il percorso umano, scientifico e istituzionale, mantenendone vivo il ricordo all’interno della comunità accademica.
«Intitolare questo edificio al professore Alesse - ha dichiarato il rettore Fabio Graziosi - non significa solo ricordare una persona. Significa inserire il suo nome della vita futura dell’istituzione. Tra molti anni entreranno qui studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori che non avranno conosciuto Edoardo. Per loro, il suo nome sarà inizialmente soltanto quello dell’edificio nel qual seguiranno una lezione, incontreranno un docente, lavoreranno in un laboratorio. Poi, si domanderanno chi fosse. E quella domanda avrà valore. Perché il nome che attribuiamo ai luoghi raccontano alle generazioni successive quali persone una comunità ha ritenuto importanti e, attraverso di loro, quali valori ha scelto di riconoscere come propri. Da oggi, Edoardo Alesse entrerà stabilmente nella geografia quotidiana della nostra università. Ma credo che il senso di questa intitolazione non sia fissare il suo ricordo nel passato. E’ esattamente il contrario. È fare in modo che quel ricordo continui a attraversare un luogo vivo, nel quale entreranno nuove generazioni, nasceranno nuove idee, si produrranno nuove conoscenze e inevitabilmente si affronteranno problemi diversi da quelli che abbiamo conosciuto noi. E’ così che un’università conserva davvero la propria memoria: non trasformandola in qualcosa di immobile, ma affidandola a chi verrà dopo. Ed è questo il modo più giusto di ricordare Edoardo. Non soltanto per ciò che ha fatto. Ma per ciò che il suo lavoro continuerà a generare quando noi non saremo più qui a raccontarlo».