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L'Aquila, Da D'Annunzio ai fratelli De Filippo: il teatro nel mirino della Polizia politica

"Teatro e spie" è il libro dell'aquilano Fabrizio Pompei. Si presenta venerdì 6 novembre al Fla di Pescara

Fabrizio Pompei
Fabrizio Pompei
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. “Teatro e spie”: l'archivio segreto della polizia politica, il volume di Fabrizio Pompei pubblicato da Textus (collana diretta da Edoardo Puglielli), sarà presentato domani, 6 novembre, alle 18 alla Sala Unione al Festival di Libri e Altrecose (Fla) di Pescara.

A dialogare con l’autore saranno il professore dell'Università di Chieti-Pescara Enzo Fimiani e il giornalista-scrittore Antonio Di Muzio. Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Paola Borboni, i fratelli De Filippo, Ettore Petrolini, Emma Gramatica, Toti Dal Monte: sono alcuni dei protagonisti della cultura e dello spettacolo italiano finiti sotto la lente della polizia politica fascista.

I loro nomi compaiono nei fascicoli personali dell’archivio segreto, insieme a rapporti, segnalazioni e informazioni raccolte dalla rete di spie e informatori dell’Ovra.

Il libro

Attraverso documenti inediti, il regista-scrittore aquilano Fabrizio Pompei, docente all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ricostruisce la sorveglianza esercitata dal regime sul mondo dello spettacolo tra il 1927 e il 1944. Autori, registi, attori, cantanti, scenografi, costumisti e impresari furono sottoposti al controllo sistematico della polizia politica, incaricata di segnalare comportamenti, frequentazioni e atteggiamenti considerati sospetti.

«Il regime – spiega l'autore Fabrizio Pompei - riconosceva al teatro un'importante funzione nella costruzione del consenso e nella diffusione della propaganda, ma ne temeva al tempo stesso la capacità di diventare un veicolo di idee alternative e di dissenso. Per questo la sorveglianza non si limitava all'attività professionale degli artisti, ma si estendeva alla loro vita pubblica e privata, condizionando carriere, relazioni e scelte creative».

Particolarmente significativa è la ricostruzione del rapporto tra finanziamento pubblico e indirizzo politico della cultura: dietro gli atti burocratici e amministrativi che regolavano le sovvenzioni alle attività teatrali si nascondevano spesso precise direttive del potere. «Un tema – aggiunge Pompei - che supera i confini della ricostruzione storica e invita a interrogarsi anche sul presente, sul ruolo delle istituzioni e sui possibili condizionamenti della libertà artistica».

Conclude l'editore di Textus Edoardo Caroccia: «Con “Teatro e spie” Fabrizio Pompei restituisce voce a documenti rimasti a lungo nascosti e porta alla luce un capitolo poco conosciuto della storia culturale italiana. Le carte dell'archivio della polizia politica diventano così uno strumento per comprendere il rapporto tra cultura e potere durante il fascismo e riflettere sul valore, mai scontato, della libertà artistica».

Chi è l'autore

Fabrizio Pompei insegna Storia dello spettacolo e regia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Attivo nel teatro e nell’audiovisivo, è fondatore e regista della Compagnia della Contessa. Tra le pubblicazioni recenti: il volume Teatro al centro (Menabò, 2020) e la voce "Paola Borboni" (Treccani, 2025). Cura la rassegna L’Opera Cinematografica tra restauro e conservazione e documentari come La resistenza al cinema. Ha collaborato con istituzioni come il Teatro della Toscana e il Teatro Stabile d’Abruzzo (Tsa).