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Mannetti sulla linea bus L’Aquila–Roma: «Aumenti pesantissimi dal 1° novembre. Tua riveda la decisione»
di Redazione L'Aquila

Dal nostro inviato
ROMA. Esiste una canzone di Lucio Dalla che si intitola Aquila - viene fatto notare nella sala polifunzionale del Consiglio dei ministri alla presentazione del programma di L'Aquila Capitale della Cultura 2026 – ma «questa volta ve lo risparmio». Niente bis canoro dopo Albachiara di Vasco con cui ha annunciato Alba capitale italiana dell’arte contemporanea 2027, dunque, e il ministro della Cultura Alessandro Giuli sorride nel parlare del capoluogo abruzzese e di quando il suo predecessore Sangiuliano annunciò la proclamazione: «È un bel momento perché la scelta di una città capitale è frutto di una selezione e vede una partecipazione emotiva fortissima da parte di tutto il ministero e della commissione». Una scelta che Giuli definisce «estremamente accurata»: e poi «il mio cuore batte per l’Aquila da tempo immemore, che è capitale della cultura italiana da tanto tempo, è ossatura viva del tessuto culturale italiano».
«Le cose accadono quando sono pronte – sottolinea il ministro della Cultura -, così come le vittorie quando è presente un progetto che si basa su una realtà viva e parlante, con attività radicate all’interno del tessuto sociale e di una popolazione che ha saputo trasformare un trauma così grave come il terremoto del 2009 in una forza propulsiva. Questo aspetto è nella natura della popolazione, fa parte della nostra identità e la stessa cosa vale per Rieti e per il territorio intero. La missione del Ministero della cultura è esattamente quella di promuovere e garantire la valorizzazione di un’identità plurale che trova una vetrina speciale nell’Aquila: sarà indimenticabile».
Secondo Alessandro Giuli ci sono tutti gli ingredienti per la buona riuscita: «Popolazione viva, buona amministrazione e una rifioritura dei progetti». E poi c’è il Maxxi Aquila, un laboratorio dedicato alla produzione artistica e culturale aperto al territorio e alle sue energie che il ministro conosce bene in quanto ex presidente della Fondazione centrale: «Un qualcosa di davvero speciale nato all’Aquila con una funzione di presenza sociale che nel tempo ha dato prova di grandissima qualità di interazione con la cittadinanza». E la storia dei popoli e di questa terra «trova una sede diretta proprio nella zona dove la terra si muove e gli uomini convivono con delle linee di faglia e di criticità che mostrano quanto può essere forte il carattere e resiliente la popolazione».
Dall’attenzione alle radici profonde e alla capacità di renderle, «tanto che il governo Meloni da quando si è insediato si è speso per il museo dei Sabini», fino alla missione di «misurare la qualità della vita, la capacità di spendere bene i vostri, i nostri soldi e di creare coesione e sviluppo sociale, per questo è fondamentale il ruolo dell’Osservatorio culturale urbano». Anche grazie a questo è stato possibile accorgersi che all’Aquila ci sono «realtà che hanno offerte culturali straordinarie e sanno sfamare in abbondanza un fabbisogno che non fatico a definire di caratura internazionale». Il ministro Giuli chiude la conferenza di presentazione a Roma: prossimo appuntamento all’Aquila, capitale italiana della cultura 2026.