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L'Aquila, Paolo Romano: «All'Asm altri lavoratori interinali a casa»
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. ll Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’avvio di una valutazione personologica e psico-diagnostica che coinvolgerà i genitori e i cosiddetti «bimbi della famiglia nel bosco». La decisione, contenuta in un’ordinanza del collegio, esclude al momento la possibilità di un rientro dei tre figli nell’abitazione familiare.
Come indicato nel provvedimento, l’incarico di consulente tecnico d’ufficio è stato affidato alla psicologa Simona Ceccoli, chiamata ad analizzare diversi aspetti della dinamica familiare.
Natale tutti insieme per poche ore
In particolare, l’esperta dovrà esaminare le modalità relazionali e comportamentali, verificare le competenze genitoriali e la capacità di individuare e soddisfare i bisogni psicologici dei minori, con specifico riferimento alle dimensioni affettive ed educative. L’indagine dovrà inoltre valutare l’attenzione alla progettualità di crescita dei bambini, al fine di garantire uno sviluppo psichico adeguato.
Da quanto emerge, il padre Nathan trascorrerà il giorno di Natale nella struttura protetta dove sono i bambini e la moglie dalle 10 alle 12,30.
Sulle novità interviene Matteo Salvini: «Vergogna senza fine. Si dovrebbe verificare lo stato psichico di qualcun altro, non di due genitori che hanno cresciuto, curato, educato e amato i loro figli per anni, prima che la 'giustizia' rovinasse la vita di una famiglia tranquilla e perbene».
Intanto, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, legali della coppia dei genitori di Palmoli, cui è stata sospesa la potestà genitoriale, si stanno preparando a rispondere. Intanto per i bambini è stata decisa la permanenza nella casa famiglia.
L'ordinanza del giudice
L'ordinanza, dell'11 dicembre 2025, si inserisce in un procedimento avviato su ricorso del pubblico ministero minorile a seguito di una segnalazione dei Servizi sociali. Nel ricorso introduttivo, il pm aveva evidenziato ''la condizione di sostanziale abbandono in cui si trovavano i minori, in situazione abitativa disagevole e insalubre e privi di istruzione e assistenza sanitaria'', precisando che ''la famiglia viveva in un rudere fatiscente e privo di utenze e in una piccola roulotte'' e che ''i minori non avevano un pediatra e non frequentavano la scuola''.
La situazione era emersa ''a seguito dell'accesso al pronto soccorso della famiglia per ingestione di funghi''. Con decreto del 23 aprile 2025, poi confermato con ordinanza del 22 maggio, il Tribunale aveva già disposto che ''i minori fossero affidati al Servizio Sociale, attribuendogli il potere esclusivo di decidere sul loro collocamento, nonché sulle questioni di maggior rilevanza in materia sanitaria''.
Le relazioni acquisite in quella fase facevano emergere ''indizi di preoccupante negligenza genitoriale, con particolare riguardo all'istruzione dei figli e alla vita di relazione degli stessi'', connessi ''alla mancata frequentazione di istituti scolastici e all'isolamento in cui vivevano''.
Sul piano abitativo, il Collegio sottolineava come fosse ''imprescindibile una relazione tecnica sulla sicurezza statica del rudere destinato ad abitazione dei minori'', mentre sotto il profilo sanitario risultava necessario ''svolgere più compiuti accertamenti sulla condizione dei minori''. Per questo il Servizio sociale era stato incaricato di ''effettuare una visita pediatrica per l'accertamento della condizione di salute dei minori e di valutare il miglior collocamento degli stessi, in comunità o presso altre famiglie''. Nel corso delle udienze successive, i genitori avevano dichiarato ''di avere attestato la regolarità del percorso di istruzione parentale'' e di avere ''la disponibilità di una normale abitazione provvista di tutte le utenze'', illustrando anche ''lo stato di avanzamento dei lavori di ristrutturazione del casale''. I minori erano stati ascoltati dal Tribunale, ''alla presenza della madre, che ha collaborato anche all'interpretazione delle dichiarazioni dei figli''.
Nonostante tali dichiarazioni, con ordinanza del 13 novembre 2025 il Tribunale ha disposto ''la sospensione dei genitori dalla responsabilità genitoriale e il collocamento dei minori in casa-famiglia''. Il provvedimento si fonda anche sugli sviluppi successivi, dai quali emerge che i genitori, ''contrariamente all'impegno a collaborare dichiarato all'udienza cautelare, non hanno inteso più avere incontri e colloqui con gli assistenti sociali''.
Secondo quanto riportato, si era resa necessaria ''una visita domiciliare nel corso della quale i genitori avevano impedito l'accesso all'abitazione e un contatto diretto tra gli assistenti sociali e i minori''. Pur avendo inizialmente concordato un progetto di intervento, i genitori hanno poi ''rifiutato di partecipare alle attività di supporto alla genitorialità, senza partecipare ad alcun incontro''.
Particolarmente rilevante il capitolo sanitario. Il Servizio sociale ha trasmesso certificazioni dalle quali emergeva ''la necessità, in considerazione della storia clinica e familiare, di effettuare visita neuropsichiatrica infantile […] nonché esami ematochimici per una valutazione dello stato immunitario vaccinale''. Accertamenti ai quali i genitori ''hanno di fatto rifiutato di sottoporre i figli, dichiarando che vi consentiranno solo se verrà loro corrisposto un compenso di 50.000 euro per ogni minore'.